“Ciao” al Teatro della Pergola lo spettacolo tratto dal libro di Walter Veltroni

Foto: Filippo Manzini

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di recensire, per una testata specializzata, lo spettacolo Ciao attualmente in scena alla Pergola in prima nazionale – prima di proseguire la tournée al Teatro Franco Parenti di Milano.

Ci sono andata con grande interesse, perché sono sempre contenta quando il Teatro della Toscana propone al pubblico delle produzioni originali; e anche perché sono sempre un po’ curiosa riguardo agli spettacoli tratti dai libri. Perché diciamocelo, trasferire un libro su un palcoscenico non è sempre facile.

In questo caso il libro oggettivamente si prestava ad una riduzione teatrale: il romanzo di Walter Veltroni – Ciao, Rizzoli 2015 – è la storia di un incontro solo immaginato tra il protagonista e il padre, morto quando lui era solo un bambino. Il figlio, lo sappiamo – ma nello spettacolo non è esplicito – è lo stesso Walter;il padre è Vittorio Veltroni, storico giornalista della Rai (e prima ancora dell’EIAR) e vero pioniere della televisione, morto soli 37 anni quando il figlio aveva solo un anno. Sul palco Massimo Ghini, interpreta Walter Veltroni, mentre Francesco Bonomi interpreta Vittorio. Bravi entrambi i protagonisti a non cercare di somigliare ai veri Walter e Vittorio ma a trattarli come “normali personaggi”.

La pièce è un dialogo durante il quale padre e figlio tentano di conoscersi a vicenda. Un incontro impossibile, in cui i ruoli sono assolutamente rovesciati visto che il figlio ha ormai vissuto quasi il doppio dell’età del padre.

Lo spettacolo si muove costantemente tra la dimensione personale e quella pubblica, che poi è anche politica. La mancanza di una figura paterna si collega inevitabilmente anche a scelte di vita, che per un personaggio pubblico come è Walter Veltroni – e come lo è stato suo padre Vittorio – non sono mai solo private.

Massimo Ghini e Francesco Bonomo in una scena di Ciao (foto: Filippo-Manzini)

Massimo Ghini e Francesco Bonomo in una scena di Ciao (foto: Filippo Manzini)

La vicenda si svolge tutta in un interno romano, le cui finestre si affacciano sulla città e sulla storia. Sì perché man mano che i due protagonisti parlano di vicende passate le finestre diventano schermi sui quali sono proiettati foto e filmati di archivio che – per forza di cose – riguardano un po’ i momenti salienti della storia italiana dal fascismo al primo dopoguerra. L’arredo scenico è semplice ma ha un certo impatto: l’intera stanza è tappezzata da una enorme libreria, ricolma di libri, quasi tutti rilegati in bianco. A me ha fatto pensare a libri che non sono stati ancora scritti, un po’ come la storia di una vita comune tra padre e figlio che non ha mai potuto svolgersi – ma forse sto sovrainterpretando.

Massimo Ghini e Francesco Bonomo in una scena di Ciao (foto: Filippo-Manzini)

Massimo Ghini e Francesco Bonomo in una scena di Ciao (foto: Filippo Manzini)

Ho avuto la fortuna di vedere lo spettacolo insieme a colleghi di una generazione diversa, in pratica coetanei di Veltroni. Dico fortuna perché secondo me questo è uno spettacolo che suscita riflessioni diverse in base all’età e alle esperienze personali e familiari vissute. Perché si parla di storia, sì, ma se ne parla partendo da una realtà prima di tutto emotiva, non in modo oggettivo o didattico. Questo vuol dire che molti dei riferimenti avranno un senso per un sessantenne, e uno leggermente diverso per un quarantenne – è il mio caso – e forse ancora di più per un ventenne che dovesse trovarsi a teatro oggi. Perché in fondo questo spettacolo è sì la storia di due persone che si incontrano, ma anche di due generazioni che forse non si sono parlate abbastanza.

In ogni caso lo spettacolo pone alcuni interrogativi interessanti per chiunque adulto abbastanza da aver conosciuto parenti che hanno vissuto il ventennio e successivamente guerra e ricostruzione. Un nodo centrale  è infatti il rapporto con il fascismo, e le domande che con la consapevolezza di oggi tutti vorremmo porre a chi ci ha preceduto: come è stato possibile? Perché solo in pochi non si sono ribellati? Una questione che in realtà ci riporta inevitabilmente al presente, perché forse la questione più importante di tutto il testo teatrale è proprio la memoria: da mantenere e conservare, per vigilare sul futuro.

INFO e PRENOTAZIONI

Biglietteria

Teatro della Pergola
Via della Pergola 30, Firenze
055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com
Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30

Circuito regionale BoxOffice
biglietteria online

Scheda dello spettacolo

Ciao
di Walter Veltroni


Regia: Piero Maccarinelli
Scene e costumi: Maurizio Balò
Luci: Umile Vainieri
Assistente alle scene: Andrea De Micheli
Assistente alla regia: Emanuela Annecchino
Direttore di scena / capomacchinista: Massimiliano Peyrone
Elettricista Daniele: Lazazzera
Fonico: Cristiano Paliotto
Sarta: Piera Mura
Amministratore di compagnia: Carmine Iula

Montaggio video: Luca Onorati
Contributi Audio/Video: Istituto Luce, Rai.Com, Cristina Comencini
Trasporti: Msf Srl, Roma
Service audio luci: Fonolight Srl
Scenotecnica: Officine Contesto Srl
Pittore scenografo: Emiliano Gisolfi
Costumi: Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola e Fondazione Cerratelli
Produzione: Fondazione Teatro della Toscana
In collaborazione con Q Academy

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