La Medea contemporanea di Gabriele Lavia

Foto di Caterina Chimenti / Lonely Traveller

L’arrivo dell’estate per noi fiorentini significa anche poter “migrare” la sera in collina per godersi gli spettacoli incorniciati nell’antico Teatro Romano di Fiesole. Un palcoscenico molto speciale, come quello di tutti i teatri antichi, dove tutto, antico o contemporaneo, assume un gusto particolare.

Il 19 e 20 Giugno sul palco del Teatro Romano è andato in scena proprio una sorta di “cortocircuito” tra antico e contemporaneo: in scena, ad aprire di fatto la stagione estiva, la prima nazionale di Medea, diretta da Gabriele Lavia. Infatti pur rispettando il testo di Euripide Lavia ha scelto di utilizzare la traduzione in prosa di Maria Grazia Ciani e di mettere in scena una Medea dei nostri giorni: così anche se la storia si svolge ancora a Corinto, i personaggi e il coro si muovono in un interno arredato in modo contemporaneo e portano abiti che potremmo vedere in qualunque vetrina.

Medea, Federica Di Martino e Daniele Pecci  , foto Tommaso Le Pera

Medea, Federica Di Martino e Daniele Pecci , foto Tommaso Le Pera

La presenza di alcuni effetti visivi e sonori quasi cinematografici (ad esempio la scena finale della doccia) e la versione in prosa contribuiscono a rendere la storia simile a tanti fatti di cronaca che vediamo quotidianamente in tv, e quindi più vicina a una sensibilità contemporanea.

Medea (…) è ‘contemporanea’ cioè unisce il tempo antico al nostro presente e mette in crisi una certa attualità di oggi, svelandone la falsità. Che cosa è contemporaneo nell’antichissimo? Proprio il fatto che qualcuno lo ‘ripeta’. E per ripetere bisogna apprendere.” (Gabriele Lavia)

Quello che va in scena, è una storia fatta di tradimenti, una tragedia che si ripete identica a sé stessa da 2400 anni. Medea ha abbandonato e tradito la propria patria e la famiglia per aiutare Giasone a conquistare il Vello d’Oro, e con lui è fuggita per stabilirsi in Grecia. Medea è quindi una “barbara” – ma oggi forse diremmo “migrante”? – donna straniera che fa fatica ad essere accettata in una terra che si considera civile, dove tutto è misurato e perfetto e dove le donne hanno ruoli ben definiti. Quando Giasone ripudia la moglie per sposare la figlia del re, condanna Medea e i due figli avuti da lei a un destino da reietti. La cosa è perfettamente accettabile per la consuetudine greca, ma non per i valori e la cultura di Medea. La furia della donna per il tradimento di Giasone sarà tremenda: fuori da ogni logica “civile” si vendicherà uccidendo con uno stratagemma la nuova sposa di Giasone e il padre di lei, sacrificando alla fine anche i figli e negando a Giasone persino la possibilità di seppellirli.

Di Medea molto è stato scritto: questo personaggio infatti porta in scena da sempre tabù coi quali difficilmente vogliamo confrontarci. Oggi come allora è difficile affrontare con onestà temi come l’uccisione dei figli da parte della madre o l’integrazione di culture diverse. Questioni che però restano drammaticamente attuali, come pure quella che oggi chiameremmo “disparità di genere”, elemento che Euripide richiama più volte nel corso della tragedia.

Ecco allora che Medea e Giasone si trasformano in una coppia come tante: lui tradisce non per cattiveria ma per meschinità e opportunismo; lei che tutto ha sacrificato per amore non riesce ad accettare l’abbandono, perchè quella con Giasone è l’unica vita possibile.

Medea ha il volto di Federica Di Martino, che dà vita a una donna che reagisce al dolore come un animale ferito che si contorce: la sua discesa nella follia è in effetti animalesca. Daniele Pecci interpreta invece un Giasone che non ha niente dell’eroe, ma che è al contrario un uomo egoista e superficiale, interessato soprattutto a garantirsi uno status sociale per il quale una moglie “barbara” è solo un intralcio.

Medea_Estate_Fiesolana

La scenografia di Medea, creata da Alessandro Camera.

Entrambi i protagonisti sono molto bravi nel dare corpo e voce a due personaggi credibili, tanto che alcuni battibecchi tra i due ex coniugi sono talmente “qualunque” da strappare quasi un sorriso. E forse è proprio questa normalità che alla fine rende ancora più dirompente il dramma finale.

La normalità dei personaggi è il punto di forza della Medea firmata Lavia, ma è al tempo stesso l’aspetto dello spettacolo che maggiormente si discosta dal testo di Euripide. Le grida e i movimenti nervosi di Medea mettono automaticamente in secondo piano la scaltrezza, la lucida follia che la porta a pianificare una soluzione elaborata per l’omicidio della nuova sposa di Giasone. Non c’è orgoglio regale – Medea è pur sempre una principessa, seppur straniera – né salvezza per il gesto che sappiamo, fin dall’inizio, essere inaccettabile. Per questa Medea non appare alcun carro del dio Sole per portarla via da Corinto.

Resta intatta invece la connotazione della diversità di Medea, quella diversità che la relega in un ruolo di vittima dal quale nessun sacrificio personale avrebbe mai potuto riscattarla. E resta intatto il fascino oscuro di una tragedia che oggi come nell’antichità suscita inquietudine e disagio, e ci constringe a riflettere su questioni che spesso liquidiamo girandoci semplicemente dall’altra parte. Ma Medea non ci permette di distogliere lo sguardo: dopo secoli è ancora lì a fissarci, costringendoci in un certo senso a guardarci dentro, a chiederci anche solo per un attimo se quella stessa oscurità non sia in fondo sepolta in ognuno di noi.

Scheda dello spettacolo

MEDEA

di Euripide

produzione Fondazione Teatro della Toscana,Teatro Stabile di Napoli

traduzione Maria Grazia Ciani

adattamento Gabriele Lavia

regia Gabriele Lavia

scenografia Alessandro Camera

costumi Alessio Zero

musiche Andrea Nicolini – Giordano Corapi

luci Michelangelo Vitullo

Durata: 1h e 20’ circa, atto unico

interpreti

Medea, Federica Di Martino

Giasone, Daniele Pecci

Creonte, Umberto Ceriani

Nutrice, Angiola Baggi

Pedagogo, Pietro Biondi

Messaggero, Gabriele Anagni

Figli di Medea, Sofia De Angelis, Giulia Horak

Coro, Silvia Biancalana, Maria Laura Caselli, Claudia Crisafio, Flaminia Cuzzoli, Giulia Gallone, Silvia Maino, Diletta Masetti, Katia Mirabella, Sara Missaglia, Francesca Muoio, Marta Pizzigallo, Malvina Ruggiano, Anna Scola, Lorenza Sorino

 

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