Lo confesso, ho una passione per i luoghi bizzarri e insoliti. Sarà che ho sempre letto tanta letteratura fantasy e adoro le opere di Escher, ma castelli, labirinti e giardini stravaganti esercitano su di me un fascino particolare.

Finalmente dopo tanto tempo ho visitato uno di questi luoghi insieme alla mia amica e collega blogger Cristina Ferro / The Style Avenger: la Rocchetta Mattei. Ne avevo sentito parlare tanti anni fa, ma dalla sua riapertura al pubblico nel 2015 non ero mai riuscita a organizzarmi per una visita.

Di cosa si tratta? La Rocchetta Mattei è un castello costruito nel XIX secolo e situato nel comune di Grizzano Morandi, sull’Appennino Tosco-Emiliano. Chiusa per molti anni per abbandono, ha riaperto grazie ad una associazione locale che per circa 20 anni ha lavorato per il suo recupero e il restauro.

Ma non si tratta di un castello qualunque: la Rocchetta come la vediamo oggi è in larga parte frutto dell’ingegno del Conte Cesare Mattei. Dal punto di vista stilistico la Rocchetta Mattei è un edificio in stile eclettico: come molti altre costruzioni del suo tempo – ad esempio il famoso castello di Sammezzano, costruito nello stesso periodo – mescola quindi stili ed elementi di epoca e provenienza diversa. Così tra un revival medievalista ed echi moreschi vi troverete a passeggiare tra sale e cortili che sembrano usciti da una fiaba dei Grimm o da Le Mille e Una Notte.

Visitare la Rocchetta Mattei

Vi chiederete perché non abbia visitato prima questo luogo, visto che in effetti non è lontano da casa mia: per chi come me viene da Firenze si tratta di una manciata di chilometri oltre il confine con la Toscana. L’unico motivo per il quale ho aspettato tanto è che occorre prenotare in anticipo giorno e ora della visita, una cosa che se da un lato permette di godersi il tour senza troppo affollamento e code inutili, dall’altro può essere complicato per chi fa fatica a programmare gli impegni.


La Rocchetta Mattei è visitabile nei fine settimana con prenotazione obbligatoria ed esclusivamente con visita guidata. Spesso sono disponibili anche visite serali/notturne e in estate è aperta anche durante la settimana.
Solo la prima domenica del mese la visita è gratuita ma senza guida – e la prenotazione è comunque obbligatoria.
La visita dura circa 1h20′.

Quindi se volete visitare la Rocchetta dovete:

  1. Prenotare la visita tramite il link al sistema di prenotazione che troverete sul sito ufficiale (www.rocchettamattei-riola.it). La visita va prenotata entro il Venerdì precedente al week-end che avete scelto. In altre parole non potete prenotarlo all’ultimo momento.
  2. Attendere il messaggio di conferma con il codice prenotazione. Veramente, dal sistema di prenotazione questa cosa non è chiarissima, e soprattutto se andate di fretta potrebbe sfuggirvi… ma senza il codice la prenotazione non è valida e rischiate di fare un viaggio inutile.
  3. Recarvi alla Rocchetta in anticipo – almeno 10′ – altrimenti addio prenotazione.
  4. Pagare il biglietto (10€ – ridotto 5€) in contanti.

Vi chiederete: ne vale la pena? Secondo me sì. Per vari motivi: prima di tutto perché è un luogo particolare e degno di essere conosciuto; poi perché questa modalità di visita permette di accedere al complesso in piccoli gruppi.

Sinceramente gli ambienti sono abbastanza piccoli – si tratta pur sempre di un castello costruito su una montagna – e le cose da raccontare sono tante, quindi con gruppi più grandi sarebbe veramente difficile seguire la visita. La formula è quindi quella giusta e la guida che ci ha accompagnato è stata molto chiara e il racconto coinvolgente. Per me che vivo in una città piena di turisti, in cui trovare spazio è impossibile, questa visita “a dimensione umana” è stata una cosa piacevolissima.

Come arrivare: il sistema migliore è in auto, la Rocchetta si trova sulla Porrettana, a circa 1h30′ da Firenze e 1h da Bologna. Se non avete l’auto si arriva con il treno alla stazione di Riola (da Bologna il treno è diretto, da Firenze occorre cambiare a Porretta Terme) e poi proseguire a piedi, per circa 15′ su una strada che però è in parte senza marciapiede.

La Rocchetta Mattei: tra scienza e magia

Cesare Mattei

Come ho accennato il conte Cesare Mattei era un tipo a dir poco particolare e non è possibile capire la Rocchetta Mattei senza conoscere almeno in parte il suo creatore.

Uomo erudito e perfettamente inserito negli ambienti benestanti della Bologna ottocentesca, Mattei aveva una cultura piuttosto vasta. In effetti oltre che un uomo di lettere era anche un medico autodidatta, e fondò una branca della nascente omeopatia: l’elettromiopatia. Probabilmente a noi uomini e donne del XXI secolo il nome di questa disciplina dice poco o nulla, ma per i contemporanei Mattei era, nel suo piccolo, una star.

Ritratto del Conte Cesare Mattei

Ritratto del Conte Cesare Mattei in una delle vetrate della Sala dei 90. Qui il conte avrebbe voluto festeggiare il suo 90° compleanno con 90 novantenni.

Il Conte infatti era conosciuto in Italia e all’estero, le sue pubblicazioni sull’elettromiopatia furono tradotte in varie lingue e addirittura Dostoevskij cita i suoi preparati ne I Fratelli Karamazov. Nonostante le comprensibili critiche della medicina ufficiale riuscì a costruire un florido commercio di preparazioni, che venivano spedite in tutto il mondo.

Ma Mattei era anche un uomo che aveva un’idea molto personale della religione e della spiritualità in generale. Tra le mura della Rocchetta infatti è impossibile non cogliere riferimenti ai principi dell’alchimia, ai templari. Inoltre esplorando alcuni dettagli dell’edificio si scopre un’interesse – o forse un’ossessione – per il mantenimento di equilibri cosmici e un gusto per l’esoterismo.

La Rocchetta e la sua localizzazione

La prima cosa che si nota avvicinandosi alla Rocchetta Mattei è la sua struttura veramente singolare. Dai boschi dell’Appennino bolognese spuntano all’improvviso le torri del castello, con le loro coperture dorate e disposte in modo asimmetrico. Si potrebbe pensare che questa asimmetria sia dovuta alla superficie irregolare sulla quale sorge il castello. Forse in parte è così, ma sembra che alla base ci sia stata la precisa volontà di Mattei di creare una struttura stratificata con ambienti sovrapposti e di dimensioni contenute.

Comunque la pianta degli edifici non è casuale, e i suoi elementi formano una grande mappa del cielo che ricalca quella di Copernico.

Anche il luogo sul quale sorge la Rocchetta è importante nel progetto di Mattei. Si tratta, come ricorda anche una targa posta all’esterno, del luogo in cui sorgeva un castello più antico, appartenuto a Matilde di Canossa e al Barbarossa – quindi di un luogo che si era già rivelato adatto per costruzioni di questo tipo. Soprattutto si tratta di uno sperone di roccia che si trova esattamente di fronte, anche se più in basso, rispetto al famoso Santuario della Beata Vergine della Consolazione di Montovolo.

Dalla sommità della rocchetta Mattei si vede il parco di Montovolo, dove sorge il santuario

Dalla sommità della rocchetta Mattei si vede il parco di Montovolo, dove sorge il Santuario della Beata Vergine della Consolazione

Il Santuario di Montovolo non è un luogo qualunque. Si tratta di uno dei centri di devozione più importante del centro-nord. Fino alla costruzione del santuario bolognese di San Luca era anche la meta di pellegrinaggio per eccellenza nella diocesi Bolognese. Il santuario è conosciuto come luogo dedicato al culto di Santa Caterina d’Alessandria, che secondo la tradizione sarebbe stata trasportata in volo proprio qui. In passato questo luogo era anche noto come “il Monte Sinai dell’Appennino” e faceva parte del più vasto progetto della cosiddetta “Gerusalemme Bolognese“, che ha il suo centro ideale nella chiesa – o meglio nelle sette chiese – di Santo Stefano a Bologna.

Ma Montovolo ha un’origine ancora più antica, e si pensa che questo fosse un centro sacro già per etruschi e romani. Insomma, un luogo intriso di miti – pagani e cristiani. Per Mattei tutto questo aveva una grande importanza, tanto da utilizzare la pietra di Montovolo come materiale per la sua dimora e la maestranza locale come manodopera. La Rocchetta nasce quindi come contraltare “terreno” al sacro monte di Montovolo, ben visibile da alcune delle sale più importanti della Rocchetta.

Gli interni della Rocchetta

Se l’esterno ci lascia esterrefatti, l’interno non è da meno. Si accede da un portone imponente, e ci si trova subito catapultati in un mondo denso di simboli. Visto che questo è prima di tutto un percorso iniziatico, la nostra esplorazione è prevedibilmente tutta in salita.

Lungo la scalinata che ci porta verso il primo degli ambienti visitabili – il cortile – scorgiamo un leone, un ippogrifo, un’arpia e un busto classicheggiante. Queste figure sembrano fornirci da subito alcuni indizi su quello che ci aspetta. Tutto qui infatti è simbolo che rimanda a significati spesso opachi.

Tutto è costruito come un percorso di illuminazione, che porta verso la conoscenza. Infatti dalla scalinata, per accedere al cortile, dobbiamo passare da una porta e da una volta, che simboleggiano un po’ un percorso in una grotta, alla fine del quale troviamo un ambiente pieno di luce.

La disposizione del cortile era legata ai 5 elementi alchemici ed è disseminata di simboli che rimandano ai templari e a culti esoterici. Due – Aria e Acqua – non sono più visibili, ma è ancora possibile individuarne la posizione originaria. Unendo i 5 punti con linee immaginarie si ottengono le direzioni di alcuni luoghi molto importanti per il cristianesimo, come ad esempio il Vaticano e Gerusalemme – quella vera, non quella bolognese.

Da qui non ci resta che esplorare gli altri ambienti, tutti diversi l’uno dall’altro e tutti ugualmente enigmatici. Si comincia dalla Camera dei 90 dove tutto è multiplo di tre e dove il motivo dominante è formato da piccole pigne. Si tratta di un simbolo di illuminazione, che si ritrova in molti ambiti del mondo cristiano e che rappresenta l’unione tra materiale e spirituale. La pigna è ovunque nelle decorazioni della Rocchetta. La sala deve il suo nome al fatto che Mattei avrebbe voluto festeggiare qui il suo novantesimo compleanno, insieme a novanta novantenni.

Ovviamente i rimandi sono tutti alla valenza simbolica del 9, che è a sua volta multiplo di tre e quindi considerato numero magico o sacro in tantissime culture.

  • Qualche  curiosità sui numeri:
    l’indirizzo esatto della Rocchetta, riportato anche sulla pagina di prenotazione è Via Provinciale n° 9999, Riola… 😉
  • Cesare Mattei, per una beffa del destino, non ha mai festeggiato il suo novantesimo compleanno: infatti è morto a 87 anni. Ma se avete un debole per la matematica e la numerologia saprete che anche 87 è un numero particolare: non solo è multiplo di 3, ma è anche somma dei quadrati dei primi quattro numeri primi, oltre ad essere parte delle terne pitagoriche, e ancora la somma dei divisori (escluso il numero stesso) cioè 1, 3 e 29 è 33… 😯

Si procede quindi nell’ambiente più fotografato e forse più famoso della Rocchetta: la cappella, che nella parte alta ospita il sarcofago di Cesare Mattei, qui sepolto. La cappella è veramente particolare ed è stata realizzata sul modello della Mezquita di Cordoba.

Gli archi infatti ricordano quelli della famosa moschea e poi cattedrale Andalusa, ma le dimensioni ridottissime della cappella voluta da Mattei rendono la prospettiva abbastanza insolita. Il risultato è straniante e dà più l’impressione di trovarsi in un disegno di Escher.

La cappella è costruita su due piani, entrambi visitabili, e il piano superiore è forse più suggestivo di quello inferiore. La stessa presenza del sarcofago, decorato con iscrizioni altrettanto curiose, aggiunge a questo luogo un’atmosfera indefinibile. Le iscrizioni sono un’esortazione nei confronti della ricerca scientifica – Mattei si considerava medico e scienziato – e suonano in un certo senso profetiche rispetto al futuro:

« Diconsi stelle di XVI grandezza e tanto più lontane sono che la luce loro solo dopo XXIV secoli arriva a noi. Visibili furono esse coi telescopi Herschel. Ma chi narrerà delle stelle anche più remote: atomi percettibili solo colle più meravigliose lenti che la scienza possegga o trovi? Quale cifra rappresenterà tale distanza che solo correndo per milioni d’anni la luce alata valicherebbe? Uomini udite: oltre quelle spaziano ancora i confini dell’Universo! »

L’altro elemento importante – e molto fotografato – è il cortile interno, ispirato all’Alhambra. Anzi, come recita la targa posta su uno dei muri perimetrali, è la riproduzione in scala ridotta del cortile dell’Alhambra.

Lo stile moresco è ripreso in modo abbastanza letterale, con tanto di iscrizioni in arabo lungo tutto il perimetro. Ovviamente nemmeno queste sono casuali: si tratta di una frase modificata ad hoc, che recita “Non avrai altro Dio all’infuori di Dio”. Un concetto ecumenico che si ritroverà nella sala posta alla sommità del castello, dove tra simboli che riprendono il numero 3 – tra cui la parola Pax, composta da 3 lettere e scritta 3 volte – Mattei avrebbe voluto ospitare un summit tra i leader delle 3 religioni monoteistiche.

Salendo ulteriormente infatti si accede alle stanze più alte della Rocchetta, quelle riservate allo studio personale di Mattei e alla sua professione. Qui infatti era situata anche la saletta in cui riceveva i suoi pazienti. Da molte di queste stanze possiamo ammirare anche il bellissimo panorama. In realtà in tutto l’edificio sono disseminate finestre e aperture che lasciano intravedere il paesaggio dell’Appennino bolognese.

La visita alla Rocchetta termina con le stanze del piano superiore. L’uscita passa attraverso una delle tante “curiosità” per le quali la Rocchetta è famosa: la scala a chiocciola. Le scale a chiocciola non mancano nel castello, ma questa è particolare: infatti qualcuno ha voluto vedere nella struttura di questa scala bicolore un accenno alla struttura a doppia elica del DNA – che come sapremo sarà scoperto solo nel secolo seguente. A parte le suggestioni futuristiche, comunque alimentate anche dall’iscrizione sulla tomba del conte – vedi sopra – la scala è molto bella e la sua particolarità risiede soprattutto nelle sue proporzioni geometriche, che probabilmente – ma non ho trovato riscontri – sono basati sulla sezione aurea.

Ho provato a condensare in un video l’effetto che fa muoversi, salendo e scendendo tra le scale e le stanze di questo posto così affascinante.

 

Molti altri ambienti non sono al momento visitabili: nonostante l’impegno delle associazioni e il meraviglioso restauro già effettuato, alcune stanze non sono ancora state riaperte, così come non è accessibile il giardino, che sappiamo essere veramente notevole. Quindi aspettando di poter visitare in futuro anche il resto vi lascio con qualche ulteriore suggerimento di visita.

I dintorni e dove mangiare

La  visita dura poco meno di un’ora e mezza, quindi una volta giunti all’uscita c’è tutto il tempo per fare due passi nei dintorni. L’Appennino bolognese è bellissimo – come tutto l’appennino Tosco-Emiliano, del resto – e le occasioni per qualche gita non mancano. Oltre al parco e Santuario di Montovolo se volete un’idea basta visitare la sezione dedicata sul sito di Vivi Appennino. Si tratta del sito realizzato dall’agenzia di promozione turistica del territorio dell’Appennino italiano, lo stesso dove potete prenotare la visita alla Rocchetta.

Già che ci siete comunque vi consiglio di fare una sosta a Riola, il paese che si trova appena sotto la Rocchetta. Qui si trova la bellissima chiesa progettata da Alvar Aalto, completata nel 1978 – a breve ne scriverò in un post. Si tratta di un capolavoro di architettura contemporanea, ed è anche l’unico progetto realizzato in Italia dall’architetto Finlandese. Occhio però: non è un monumento ma un normale luogo di culto, quindi informatevi riguardo agli orari in modo da non disturbare i fedeli in preghiera.

Per quanto riguarda il pranzo o la cena, avete l’imbarazzo della scelta: qui siamo in provincia di Bologna, e le occasioni per assaggiare buon cibo e buon vino non mancano.

Menù a base di tigelle alla trattoria da Cinzia

Menù a base di tigelle alla trattoria da Cinzia. Foto di Cristina Ferro / The Style Avenger.

Per una sosta veloce e low cost senza rinunciare ad assaggiare prodotti tipici di qualità, vi segnalo due posti vicinissimi alla Rocchetta Mattei:

  • L’Alimentari Luana: è un piccolissimo negozio, di quelli che si trovano facilmente nei piccoli paesi, che vende un po’ di tutto. Ma qui troverete una selezione di salumi, formaggi e dolci locali a un prezzo decisamente abbordabile. Insomma, è il posto giusto per un panino con affettati a km 0 e magari quattro chiacchiere con la signora Luana. L’alimentari si trova a pochissimi Km proseguendo dopo la Rocchetta, salendo sulla Provinciale (o poco prima scendendo, se arrivate da Bologna). Di fronte c’è un giardinetto, quindi se la stagione lo consente potete sostare lì per mangiare i panini. Se controllate su Trip Advisor vi renderete conto che questo è un posto già “testato e approvato” da numerosi escursionisti, ciclisti e motociclisti.
    Non sarà difficile trovare questo alimentari: la signora Luana è un genio del marketing, e troverete i suoi volantini sparsi un po’ ovunque tra Riola e la Rocchetta.
  • Se preferite un pasto caldo, magari nella stagione fredda, potete fermarvi al bar/trattoria Cinzia che troverete a Riola, proprio di fronte alla Chiesa. Una sosta perfetta quindi anche se siete venuti in treno. Il posto è veramente semplice: visto da fuori sembra un classico bar di paese, con gli anziani che giocano a carte. Ma sul retro ha una sala abbastanza ampia, e funziona come una normale trattoria – gestita da personale giovane e molto simpatico che vi farà sentire a casa. Il menù è tradizionale e comprendono le classiche tigelle – un’ottima scusa per assaggiare le varie specialità del territorio. In particolare con le tigelle vi saranno serviti salumi – buonissima la coppa di testa – oltre al pesto alla modenese – fatto a base di lardo – e il tipico scquacquerone. Molto buono anche l’assortimento di sottaceti serviti per completare l’assortimento. I prezzi sono piuttosto contenuti, circa 20€ per un pasto completo, comprese le bevande.

Rocchetta Mattei

Rocchetta Mattei, Grizzana Morandi, BO, Italia

Via Provinciale n° 9999, Riola, Grizzana Morandi (Bologna)

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