Sono tante le iniziative per Pistoia Capitale della Cultura 2017. Tra queste la mostra Giovanni Michelucci. La costruzione della città che sarà aperta al pubblico, gratuitamente, fino al 21 Maggio presso le Sale affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia. Una retrospettiva che è anche un omaggio della città a uno dei suoi cittadini più illustri.

Se passate per Pistoia non perdete l’evento che la città ha dedicato a Giovanni Michelucci. Una mostra con un approccio assolutamente non didattico, che lascia invece al visitatore il piacere di muoversi tra le varie suggestioni proposte. Ma andiamo con ordine: l’esposizione ruota attorno al concetto di città che Michelucci elaborò durante tutta la sua carriera. Se infatti molti di noi conoscono gli edifici più celebri del grande architetto toscano, in pochi forse sanno che questi fanno parte di una più vasta concezione della città.

Molto suggestivo l’allestimento, che lascia letteralmente parlare Michelucci stesso, attraverso i video d’archivio, proiettati sulle pareti, ma anche attraverso le citazioni poste su pannelli che affiancano le opere. Citazioni che sono spunti di riflessioni e commenti generici, non didascalie didattiche che obbligano a leggere disegni o bozzetti in modo univoco.

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Ogni costruzione è un percorso, che si riallaccia, o realmente o idealmente alla città: cioè un elemento della città, la prosecuzione del percorso cittadino su strada.
(G. Michelucci)

È una città nuova, quella che Michelucci avrebbe voluto costruire. Un’idea che emerge come un progetto organico dai materiali presenti in mostra. Uno spazio urbano che pur senza rifiutare il passato è interamente orientato a nuovi modelli, adattato e adattabile alla vita dell’uomo contemporaneo.

Muovendoci tra le sale del Palazzo Comunale di Pistoia, abbiamo un’idea della città che avrebbe potuto essere. Se questi progetti fossero diventati realtà la realtà urbana di Pistoia o di Firenze sarebbe stata decisamente diversa. In mostra troviamo documentazioni fotografiche, schizzi, modelli, oggetti raccolti come fonti d’ispirazione. Il visitatore ha così l’opportunità di capire motivazioni e processi creativi che guidarono Michelucci. I più attenti troveranno tra queste sale molti rimandi e diversi fil rouge che uniscono, come una ragnatela, la maggior parte delle opere realizzate dall’architetto. Il tutto guidati dalla voce dello stesso Michelucci, che appare in alcuni video d’archivio proiettati sulla parete.

Chiesa di San Giovanni Battista “dell’Autostrada”, Campi Bisenzio (Firenze) Archivio Giovanni Michelucci

L’Arca e la città nuova

L’approccio a questo nuovo modello urbano si riassume nella metafora dell’Arca. Questa è anche il soggetto della serigrafia che fa da immagine guida alla mostra. L’umanità contemporanea – Michelucci comincia a lavorare su questo tema nel dopoguerra – è un po’ come l’Arca, che nell’immagine vediamo all’indomani del naufragio e incagliata su uno sperone di roccia. Ma proprio questo relitto diventa la base per una nuova realtà. Infatti da quel che resta dell’imbarcazione spuntano passerelle che la collegano alla montagna. Al di sotto di essa vediamo le radici di un albero.

L’Arca incagliata nella roccia, serigrafia su carta, cm 110x150 – 1987 Archivio Giovanni Michelucci

L’Arca incagliata nella roccia, serigrafia su carta, cm 110×150 – 1987
Archivio Giovanni Michelucci

Una metafora che è anche chiave di lettura di molti di progetti presentati nella mostra. Si tratta spesso edifici o interi quartieri multiplanari e con percorsi multipli. Luoghi in cui la città, i suoi edifici e la natura circostante si integrano senza barriere.

Progetto di un memoriale a Michelangelo sulle Alpi Apuane, Carrara - Penna e china su carta, cm 25x35 – 1972 Archivio Giovanni Michelucci

Progetto di un memoriale a Michelangelo sulle Alpi Apuane, Carrara – Penna e china su carta, cm 25×35 – 1972
Archivio Giovanni Michelucci

La moderna agorà

Ogni edificio dovrebbe prolungarsi nella città e la città dovrebbe abbracciare l’edificio. (G. Michelucci)

Una città così concepita non può che essere dotata di ampi spazi comuni. Ecco quindi che si presenta un’altra metafora: l’Agorà.  Uno spazio pubblico che unisce più ambiti cittadini, che si integra e si adatta in base alle necessità dei cittadini.

Molto più di una piazza, l’agorà, come era concepita nell’antica grecia, è infatti uno spazio centrale polivalente. Un luogo di incontro e scambio che ha al tempo stesso funzione politica, economica e sociale. Un concetto, quello dell’agorà, che sta alla base di molte soluzioni architettoniche elaborate da Michelucci, spesso declinato in forme circolari. Forme che sembrano naturalmente suggerire l’inclusione e l’incontro.

Progetto per il Palazzo di Giustizia di Firenze, Firenze – Penna e pennarello su lucido, cm 45x33 – 1987 Archivio Giovanni Michelucci

Progetto per il Palazzo di Giustizia di Firenze, Firenze – Penna e pennarello su lucido, cm 45×33 – 1987
Archivio Giovanni Michelucci

Centro comunitario del quartiere Quinto Basso, Sesto Fiorentino (Firenze) - Penna e china su cartoncino, cm 26x36 – [1974] Archivio Giovanni Michelucci

Centro comunitario del quartiere Quinto Basso, Sesto Fiorentino (Firenze) – Penna e china su cartoncino, cm 26×36 – [1974]
Archivio Giovanni Michelucci

Se dipendesse da me vorrei togliere ogni diaframma all’interno della città: aprire gli ospedali, le carceri e perfino i cimiteri. Instaurando rapporti nuovi, bisognerebbe abbattere o ridurre al minimo quelle muraglie che dividono la vita di coloro che sono “dentro”, dalla vita di coloro che sono “fuori”. (G. Michelucci)

E proprio come moderne agorà vanno intesi spazi come la grande piazza coperta al piano terra del palazzo del Monte dei Paschi a Colle Val d’Elsa, il Giardino degli Incontri del carcere fiorentino di Sollicciano ma anche il grande anfiteatro sulla sommità della chiesa di Longarone, che al tempo stesso spazio di raccoglimento religioso e sociale.

La costruzione della città nuova

Forse oggi non è più pensabile ripensare una città d’arte nei termini in cui l’aveva ripensata Michelucci. Questi concetti appaiono infatti ancora oggi radicali, almeno alle nostre latitudini. All’interno di spazi cittadini sempre più orientati alla conservazione di un passato – a volte fittizio – riesce difficile anche solo pensare di integrare elementi come quelli che vediamo nei bozzetti in mostra.

È interessante, però, chiedersi anche solo per un minuto come sarebbe stata – ad esempio – una città come Firenze se i progetti di Michelucci fossero stati accettati. Infatti alla ricostruzione post-bellica del capoluogo fiorentino l’architetto dedica molti schizzi e progetti, alcuni dei quali esposti in mostra. Questo esercizio, però può durare solo qualche istante. Perché in un’epoca in cui una palma provvisoriamente installata in una piazza pubblica suscita un polverone, immaginare anche solo un dibattito su un progetto come quello di Michelucci risulta oggettivamente difficile.


Scheda della mostra

Giovanni Michelucci. La costruzione della città

25 marzo – 21 maggio 2017 – Ingresso gratuito

Progetto
Fondazione Giovanni Michelucci

Mostra a cura di
Andrea Aleardi, Alessandro Masetti, Nadia Musumeci

Comitato scientifico
Silvano D’Alto, Ezio Godoli, Corrado Marcetti, Giancarlo Paba

Ideazione e coordinamento
Andrea Aleardi

Allestimento
Andrea Aleardi, Massimo Colombo, Nadia Musumeci

Orari
martedì-venerdì | 10.00-13.00 / 15.00-18.00

sabato, domenica e festivi | 10.00 – 18.00
Info
www.michelucci.it | www.pistoia17.it

 

 

Sale affrescate del Palazzo Comunale

Palazzo Comunale, Pistoia

Piazza del Duomo

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