Momenting the Memento: a Firenze tra arte, moda e Memoria

Per 5 giorni Firenze è stato un laboratorio di creatività a cielo aperto: dal 12 al 16 Maggio infatti si è tenuto nel capoluogo toscano IFFT2015, l’annuale conferenza internazionale che riunisce ogni anno i maggiori istituti di moda del mondo. Per la prima volta la conferenza si è tenuta in Italia, nella prestigiosa sede di Polimoda a Villa Favard.

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Saumya Pande (Pearl Academy, India), The New Body, Basilica di Santa Croce (loggia), Firenze.

Riflettendo sull’etimologia di Brahma Sutra – che letteralmente significa “filo della vita” – e ispirandosi ad un’antica forma di danza indiana, la designer ha creato un’installazione in fibre naturali. Gli elementi, appesi nel loggiato, sembrano cercare un equilibrio tra cielo e terra, e il loro movimento dialoga in modo dinamico con la staticità dell’edificio.

In occasione della conferenza proprio il Polimoda ha organizzato l’evento Momenting the Memento, un progetto internazionale di ricerca e networking che vuole portare l’attenzione sulla moda intesa come elemento di interesse artistico e culturale. Tra le proposte pervenute dai vari istituti che hanno partecipato all’evento sono state selezionate 26 installazioni e performance che hanno animato alcuni luoghi storici di Firenze, cercando esplicitamente un dialogo con l’arte e la storia della città.

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David Leathlean (MMU – Manchester Metropolitan University, UK), Installation, Museo dell’Opera di di Santa Croce , Firenze.

Concepita come un ponte tra passato, presente e futuro, questa installazione unisce l’artigianalità della tradizione sartoriale inglese con le influenze pop contemporanee visibili nel collage che è punto di partenza per l’ispirazione. Gli elementi applicati sono collegati alle foto e contraddistinti da un preciso sistema di numerazione. L’ambientazione, in una delle sale del museo permette di trovare altri rimandi con i colori e i dettagli del quadro esposto nella stessa sala.

Sei le aree tematiche attraverso le quali si sono articolate le riflessioni degli artisti/designer/performer:

  • Body: il corpo come protagonista sia della moda che dell’arte, dotato di una sua semiotica; si aprono quindi riflessioni sull’immaginario legato alla forma del corpo, sul rapporto tra corporeità e identità, tra riconoscibilità ed identificazione.
  • Calligraphy: dalla scrittura all’arte della bella scrittura, che si connette a tradizioni e background specifici.
  • Craft: manualità e artigianato, il procedimento con cui ci si rapporta con la materia e si dà una forma unica alla propria idea.
  • Dress: l’abito come elemento della cultura, dotato di significati specifici e in relazione sia col corpo che con il contesto circostante.
  • Imagery: cioè l’immaginario, il punto in cui si incontrano il visibile e l’invisibile, il pensiero e la visione creativa.
  • Space: si indaga lo spazio della corporeità – percepito o relazionale – ma anche lo spazio scenografico in cui mettere in scena emozioni.

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London College of Fashion, (Creative Director: Rob Phillips) The Art of Dress, Basilica di Santa Croce, Chiostro del Brunelleschi

Abiti da indossare, da decostruire e reinventare, abiti per giocare e per abbigliarsi… in questa installazione c’è un po’ il riassunto della storia dell’abito nella cultura umana. Il visitatore poteva interagire direttamente con gli abiti, facendone quello che voleva. 10 postazioni, con specchi e accessori, permettono infatti di indossare o modificare e persino distruggere 10 abiti creati appositamente per l’occasione, postando sui social il risultato con l’hashtag #ArtofDressLCF

Il risultato è stato una sovrapposizione di linguaggi con spunti di riflessione – almeno per me – inaspettati. Così due luoghi simbolo del patrimonio fiorentino – il complesso di Santa Croce e la Biblioteca Nazionale – hanno permesso agli artisti di mettere a confronto la contemporaneità e l’effimero che contraddistinguono il mondo della moda con la storia e il passare del tempo. Momenting the Memento, appunto, è la definizione coniata da Danilo Venturi per il libro che ha dato il tema alla conferenza: ovvero l’approccio dinamico con il quale si cerca di rimanere in equilibrio nello spazio che sta tra le idealizzazioni del passato e del futuro, guardando entrambi. Cioè, in un certo senso l’unico spazio in cui si può dar luogo a una creazione originale.


Gianpaolo d’Amico, (Polimoda, Italia), The Echo in Her Heart, Memoriale della Basilica di Santa Croce

Forse il progetto più emozionante dell’evento: alcune modelle sono allineate lungo il muro del memoriale di Santa Croce – dove sono incisi i nomi dei fiorentini caduti nella II guerra mondiale. Abituati a veder sfilare le modelle sulla passerella, in questo caso siamo noi a sfilare di fronte a loro. Mentre passiamo davanti alle ragazze siamo circondati dai battiti del loro cuore, rilevati da un fonendoscopio e amplificati in tempo reale. Battiti e ritmi diversi, che rendono alle modelle un’individualità che a volte la passerella sottrae, visto che l’attenzione è tutta su abiti e make-up. [Foto courtesy of Polimoda].

Il risultato è stata un’appassionante “walk & talk”, durante la quale si aprono letture trasversali tra mondi solo apparentemente lontani. Premetto che non sono un’appassionata di moda, mi limito a osservarla dal punto di vista antropologico; come se non bastasse sono anche scettica quando si ambienta l’arte contemporanea in luoghi storici. Però in questo caso Polimoda ha centrato l’obiettivo non facile di far interagire alla perfezione edifici che trasudano – letteralmente – storia con lo sguardo di chi avendo a che fare con l’oggi, ha necessariamente uno sguardo rivolto al futuro.


Andrea Cammarosano (Polimoda, Italia), Fragments, Basilica di Santa Croce, Chiostro.

Strati sovrapposti di tessuto, stampato e ossidato, si alternano in una configurazione che rimanda alla stratificazione della storia, visibile sui muri circostanti. Un’installazione che mette in scenal la tensione tra staticità e movimento, tra permanenza della forma e trasformazione della superficie.

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Kate Kennedy (RMIT University, Australia), Confronting the Morphology

Una riflessione sulla varietà morfologica del corpo umano, che spinge a considerare le dinamiche di inclusione/esclusione nel mondo della moda spesso legate alle taglie. Dato il contesto espositivo, in una sala che ospita sculture, è facile pensare alla differenza di canoni di bellezza ideali in epoche diverse. I modellini di corpi sono realizzati in 3D, e questo spinge a riflettere anche sull’uso delle tecnologie – in particolare lo scanning e la stampa in 3D – nell’ambito del fashion design.

Una riflessione, quella che emerge da Momenting the Memento, che non si confronta solo con i monumenti, ma anche con la memoria scritta: nella storica Biblioteca Nazionale sono infatti ospitati la mostra di Ou Ning, nella quale sono presentati i suoi taccuini. Nelle pagine dei Moleskine l’artista cinese documenta il suo progetto di realizzazione pratica di un Utopia: il ritorno a una vita rurale come primo passo di un nuovo rinascimento, scelta che si è concretizzata con la nascita della Comune di Bishan, fondata dallo stesso Ou Ning nel 2011.

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Alla Biblioteca Nazionale di Firenze sono esposti vari lavori dell’artista Ou Ning, che fanno parte del più vasto “progetto Bishan” allineato al Rural Reconstruction Movement. L’intero progetto è una riflessione sulle conseguenze dell’eccessiva urbanizzazione e dell’abbandono delle campagne basandosi sulle esperienze della Cina a partire dal secolo scorso. Il progetto di Ou Ning non è l’arte fine a se stessa, ma un tentativo di influenzare le scelte politiche e sociali.

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