“In The Name of Michelangelo”

La campagna per il restauro della tomba e dell'altare in Santa Croce

Michelangelo - dettaglio del busto scolpito al centro della tomba situata in Santa Croce

.Come tanti grandi uomini e donne del passato, anche Michelangelo Buonarroti è sepolto nella Basilica di Santa Croce a Firenze.

Non era scontato, anzi, la storia avrebbe potuto andare diversamente. Michelangelo morì a Roma nel 1564 e fu solo grazie all’impegno della famiglia e al sostegno dei Medici se le spoglie furono traslate a Firenze.

Tomba di Michelangelo e altare della famiglia Buonarroti in Santa Croce

Tomba di Michelangelo e altare della famiglia Buonarroti in Santa Croce (foto courtesy of Opera di Santa Croce).

In realtà la storia fu veramente rocambolesca, almeno per come la racconta Vasari nella seconda edizione delle Vite. Pare che Lionardo Buonarroti, nipote prediletto di Michelangelo, abbia letteralmente trafugato i resti dalla chiesa romana del Santo Apostolo per trasportarli “ad uso di mercanzia” e avvolti in una balla fino a Firenze. Una traslazione effettuata in gran segreto, dunque, per timore che le autorità romane potessero impedirlo.

Le esequie si svolsero quello stesso anno in San Lorenzo, con una cerimonia degna di un capo di stato. Ma il luogo designato per la sepoltura era Santa Croce, e per un valido motivo: qui, a pochi passi, era la residenza dei Buonarroti, qui erano seppelliti gli altri membri della famiglia – sappiamo dagli archivi della basilica che oltre a Michelangelo ad oggi ci sono i resti di altri 66 membri della famiglia Buonarroti.

Scrive sempre Vasari:

Ma non lascerò già di dire in questa ultima parte che, dopo tutti gli onori sopra detti, il Duca [Cosimo de’ Medici, n.d.r. ] ordinò che a Michelagnolo fusse dato un luogo onorato in Santa Croce per la sua sepoltura, nella quale chiesa egli in vita aveva destinato d’esser sepolto per esser quivi la sepoltura de’ suoi antichi.

Per celebrare il genio di Michelangelo si decise di realizzare un monumento funebre che fosse all’altezza. Il compito fu affidato proprio al Vasari, che progettò la tomba monumentale che ancora oggi possiamo ammirare sul lato destro della Basilica. Al lato della tomba è ospitata una pala d’altare della famiglia Buonarroti, anch’essa dipinta da Vasari, raffigurante la salita di Cristo al monte Calvario o più precisamente Cristo che per la via del Calvario incontra la Veronica.

In The Name of Michelangelo: la campagna di raccolta fondi

Così come non era scontato che i resti di Michelangelo riposassero a Firenze, non è altresì scontato che il monumento resti intatto per essere ammirato dalle future generazioni. Il passaggio del tempo e, nel caso della pala i danni dell’alluvione del 1966, sono evidenti. Entrambe le opere necessitano infatti di urgenti interventi di restauro, e come già in passato la Basilica di Santa Croce ha deciso di lanciare una raccolta fondi. È nata così la campagna In the name of Michelangelo.

In The Name of Michelangelo è una campagna globale – come globale è la reputazione di Michelangelo – e punta a raccogliere entro il 30 Ottobre €100.000 ($119.000) da destinare interamente al restauro delle due opere e alle indagini diagnostiche preliminari.

La campagna si inscrive nella tradizione della Basilica di Santa Croce, la cui facciata già nell’800 fu realizzata grazie a una sottoscrizione popolare. Più di recente la famosa Cappella Pazzi, uno dei gioielli del complesso di Santa Croce, è stata restaurata grazie alla campagna Crazy for Pazzi di cui ho ampiamente parlato sul blog e sui social.

D’altra parte la Basilica è da secoli considerata il “Pantheon” degli Italiani – o per dirla con Foscolo, che qui è sepolto, il Tempio dell’Itale Glorie e non può che essere considerata patrimonio di tutti. Per questo le campagne di raccolta fondi per il restauro di parte del suo patrimonio non sono semplici donazioni, ma è un po’ come partecipare al restauro di un bene proprio.

Proprio per questo sono accettate tutte le donazioni, anche quelle di importo molto basso. Santa Croce è un bene di tutti, e tutti se vogliono possono partecipare, in base alla propria disponibilità.

Per tutti i donatori è prevista l’iscrizione permanente nel Registro dei Donatori conservato nell’antico archivio di Santa Croce – quindi il vostro nome sarà per sempre legato a questo monumento. Sarete inoltre citati sul sito web dell’Opera e ovviamente riceverete tutti gli aggiornamenti.

Per le donazioni più cospicue sono inoltre previsti particolari riconoscimenti, che vanno da visite esclusive “dietro le quinte” all’apposizione di targhe con il nome dei donatori. Tutti i dettagli sono sul sito dell’Opera di Santa Croce.

Come partecipare alla campagna

Partecipare alla campagna è molto semplice: se siete residenti in Europa o comunque al di fuori degli USA basta contattare direttamente lo staff dell’Opera di Santa Croce all’indirizzo email patrons@santacroceopera.it

Se invece siete residenti in USA potete visitare la pagina dedicata alla campagna sul sito di Santa Croce, e la donazione sarà interamente detraibile fiscalmente secondo le leggi statunitensi.

Eventi e iniziative collaterali

Vi consiglio di tenere conto sito e account social ufficiali dell’Opera di Santa Croce, per eventuali iniziative ed eventi organizzati per coinvolgere il pubblico. Si comincia Domenica 8 Ottobre con un Instameet (totalmente gratuito, iscrizione tramite Eventbrite).

La tomba e la pala d’altare: i restauri e qualche curiosità

La tomba di Michelangelo

Arrivando dall’ingresso principale le muse scolpite sono uno dei primi elementi che catturano la nostra attenzione nel contesto della navata destra. Il monumento fu concepito da Giorgio Vasari come una grande allegoria delle arti in cui Michelangelo eccelleva, e le muse sono quindi l’elemento principale, insieme al busto dell’artista.

Dettaglio dell'Allegoria della pittura

Tomba di Michelangelo, dettaglio dell’Allegoria della pittura. Foto: courtesy of Opera di Santa Croce. Come si vede nella foto è necessaria una pulitura del marmo, che in più punti risulta sporco e coperto da una patina giallastra.

Sappiamo che in realtà Michelangelo avrebbe voluto per la propria tomba la Pietà che oggi possiamo ammirare nel nuovo Museo dell’Opera del Duomo. Ma Vasari decise diversamente e regalò a Santa Croce uno dei monumenti più ammirati e ne anticipò il contenuto sempre nel capitolo delle Vite dedicato a Michelangelo

Et a Lionardo nipote di Michelagnolo donò sua eccellenza tutti i marmi e mischi per detta sepoltura, la quale col disegno di Giorgio Vasari fu allogata a Batista Lorenzi valente scultore, insieme con la testa di Michelagnolo. E perché vi hanno a essere tre statue, la Pittura, la Scultura e l’Architettura, una di queste fu allogata a Batista sopra detto, una a Giovanni dell’Opera, l’ultima a Valerio Cioli scultori fiorentini, le quali con la sepoltura tuttavia si lavorano, e presto si vedranno finite e poste nel luogo loro.

In altre parole le sculture vengono affidate a tre scultori provenienti dall’Accademia delle Arti e del Disegno – Michelangelo fu il primo accademico eletto. Così la pittura (opera di Battista Lorenzi), l’architettura (di Govanni dell’Opera) e la scultura (di Valerio Cioli) vegliano, melanconiche, le spoglie dell’artista. Al centro il busto di marmo di Michelangelo, sempre di Lorenzi, sembra osservare chi passa, sovrastando un grande affresco realizzato da Giovan Battista Naldini. Le muse sono facilmente identificabili: ognuna di loro ha con sé “i ferri del mestiere” e osservandole attentamente è possibile farsi un’idea degli strumenti che pittori, architetti e scultori del ‘500 usavano comunemente. Così la Pittura ha non solo pennelli ma anche il tipico bastone che i pittori usavano per appoggiare il braccio durante la realizzazione dei quadri. La Scultura ha invece in mano uno scalpello e l’Architettura ha con sé compassi e regoli.

La pala d’altare

La pala d’altare, parte dell’altare della famiglia Buonarroti, è una delle opere danneggiate dallo storico alluvione del 1966. Delle due questaè forse l’opera che necessita maggiormente di un restauro. Infatti la patina scura che riveste il dipinto è visibile ad occhio nudo e impedisce di leggere i dettagli e anche di ammirare i colori. Il soggetto del quadro, la salita di Cristo al monte Calvario, è coerente con il più vasto progetto creato dal Vasari per Santa Croce. In particolare il quadro raffigura Cristo che per la via del Calvario incontra la Veronica.

Dettaglio della pala d'altare

Cristo che per la via del Calvario incontra la Veronica (dettaglio). Foto: courtesy of Opera di Santa Croce. Si vedono chiaramente alcune aree rese quasi illeggibili dalla patina scura. Questa è dovuta in parte al tempo, e in parte ai danni dell’alluvione del ’66.

La tomba di Michelangelo è uno dei monumenti più visitati dell’intero complesso di Santa Croce. Non che gli altri personaggi sepolti o ricordati qui siano da meno – pensiamo a Foscolo, Rossini, Alberti e Galilei, solo per citarne alcuni. Ma la tomba del Buonarroti è sicuramente quella più celebre in tutto il mondo.

Inoltre si tratta di un monumento che non passa inosservato, anche all’interno di una basilica carica di capolavori come quella di S. Croce.

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Dettaglio del presunto ritratto di Michelangelo (sinistra) e Rosso Fiorentini (destra) nel dipinto Cristo che per la via del Calvario incontra la Veronica. Foto: courtesy of Opera di Santa Croce

Tomba e altare fanno chiaramente parte di un unico progetto organico. Infatti si è persino scoperto che uno dei personaggi del dipinto sarebbe lo stesso Michelangelo, raffigurato dal Vasari nell’atto di guardare verso la propria tomba. L’uomo raffigurato al suo fianco è con tutta probabilità Rosso Fiorentino.

 

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