Alla scoperta di Pistoia “città dei pulpiti”

Nicolò Begliomini

Aggiornamento Marzo 2018: dal 21 al 31 Marzo 2018 la mostra sarà visibile presso Palazzo Pegaso, a Firenze. L’ingresso è libero, orario di apertura: lunedì-venerdì 10-12 e 15-19  / sabato 10-12

Nell’anno di Pistoia Capitale della Cultura non poteva mancare un evento dedicato ad alcuni tra i capolavori più importanti presenti in città. Pistoia infatti è anche conosciuta come la città dei pulpiti, un patrimonio di bellezza e storia che giustamente si è scelto di valorizzare.

La copertina di Pistoia città dei pulpiti, per la collana “Avvicinatevi alla bellezza”, Giorgio Tesi Editrice, 2017

Nella chiesa di San Bartolomeo in Pantano è stata presentata una mostra fotografica di Nicolò Begliomini dedicata ai celebri pulpiti. Alcuni particolari scultorei sono stati ritratti in modo inusuale e le scene raffigurate diventano quasi reali.

Durante la presentazione un collega si chiedeva: perché proporre una mostra quando a pochi passi si possono vedere i pulpiti? La domanda non è banale e la risposta che mi sono data è: occorre vedere entrambi.

Niente è paragonabile ad un’opera d’arte vista dal vero. Ma le foto di Begliomini propongono con un taglio molto contemporaneo dettagli che sono troppo piccoli o troppo distanti per essere apprezzati dal pubblico.

Ad esempio grazie a un uso attento della profondità di campo, il fotografo è riuscito a regalare a dare vita a figure in marmo, fotografandole come fossero in carne ed ossa.

La story che ho pubblicato sul mio account Instagram durante la visita.

Così ad esempio il rilievo della Strage degli Innocenti di Giovanni Pisano che compare nel pulpito di S. Andrea, nelle foto del catalogo sembra quasi una scena di un reportage fotografico; in un certo senso restituisce umanità a opere che oggi spesso percepiamo come fredde e distanti, ma che per gli uomini del ‘300 erano vive ed emozionanti.

Il libro/catalogo della mostra dal titolo Pistoia città dei pulpiti è il terzo volume della collana “Avvicinatevi alla bellezza” creata da Giorgio Tesi Editrice e dedicata alle eccellenze del patrimonio artistico pistoiese; se riuscite a procurarvene una copia non fatevelo sfuggire.

Come ciliegina sulla torta, in occasione della presentazione blogger e giornalisti – inclusa la sottoscritta 😊 – hanno potuto visitare alcuni dei pulpiti con una guida d’eccezione: il critico d’arte Philippe Daverio che ha anche partecipato alla presentazione della mostra attirando a S. Bartolomeo circa 2000 persone. Si dimostra così che la divulgazione, quella fatta bene, può produrre numeri di tutto rispetto, così come le iniziative di valorizzazione di un patrimonio che una data comunità sente come proprio.

L’incontro è stato l’occasione per capire meglio questi elementi che forse per noi italiani del XXI secolo sono un po’ desueti. Per i cattolici del ‘300 il pulpito era invece un elemento importantissimo, forse il più importante. Talmente importanti che nel periodo del massimo splendore di Pistoia i suoi cittadini più illustri tra le tante opere che avrebbero potuto commissionare scelgono proprio i pulpiti.

Il perché è presto detto: prima del concilio di Trento il pulpito era l’unico punto di contatto tra clero e fedeli durante le celebrazioni. Infatti l’altare e il presbiterio all’epoca erano separati dal resto della chiesa. Officiante e clero erano confinati nell’area del presbiterio, mentre i laici rimanevano nelle navate. Tra le due aree era eretta una pergula o un muro, simile alle iconostasi delle chiese ortodosse, o addirittura elementi decorati come il jubé delle chiese gotiche.

Il pulpito era  accessibile dal presbiterio, ma sopraelevato rispetto a eventuali barriere, così alla fine della messa un membro del clero poteva scavalcare la barriera e rivolgersi finalmente ai fedeli con una predica. Il pulpito però come abbiamo visto illustrava anche in modo diretto ai fedeli – spesso analfabeti – i contenuti del Vangelo e faceva da supporto alle parole del predicatore.

Come ha ricordato Philippe Daverio nel suo intervento a Pistoia “oggi non sappiamo parlare più in quel modo e non sappiamo più ritrovarci in quel modo”, ma nel Medio Evo il pulpito era il simbolo attorno al quale la comunità si incontrava e si univa. I pulpiti erano nodi di una rete che teneva insieme le comunità. Attraverso le prediche, nell’Italia dei comuni si muovevano idee, persone e si diffondeva la lingua volgare.

Se tutto questo vi ha incuriosito, ecco qualche suggerimento se come me volete esplorare Pistoia con un itinerario dedicato esclusivamente ai suoi bellissimi pulpiti.

 

 

 

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