Lettera aperta al Ministro Dario Franceschini

Caro Ministro Franceschini,
so che in queste ora sarà sommerso da migliaia di lettere aperte e commenti, ma ci tengo a esprimere la mia opinione sul sito verybello.it lanciato ieri mattina.

Mi permetto di dire la mia in quanto professionista del web, ambito in cui lavoro dal 2001 occupandomi a vario titolo di comunicazione. Sì, Ministro, ha capito bene, dal 2001 quando non c’erano i blog, Facebook e Twitter non erano ancora stati inventati e sicuramente non c’erano smartphone per prenotare hotel e mezzi di trasporto. Dal 2007 scrivo di viaggi, cultura e turismo su questo blog, ho viaggiato, sono stata un “cervello in fuga” e so perfettamente cosa gli stranieri pensano dell’Italia. Insomma, credo di parlare con cognizione di causa.

In questi 14 anni le cose sono cambiate a un ritmo vertiginoso, e noi professionisti ci siamo adeguati, inventandoci lavori come il blogger e il social media manager, da completi autodidatti. Mi piace pensare che quello che si vede in rete l’abbiamo costruito noi, professionisti e appassionati, tutti insieme. Quello che non è cambiato purtroppo è il rapporto delle istituzioni italiane con il web, con siti istituzionali rimasti fermi agli anni ‘90.

Anche le strategie per il turismo sono ferme da decenni, e quasi mai si riesce a puntare con intelligenza sul web come canale di promozione del territorio. Ma questo non glielo devo certo spiegare io.

Eppure, Ministro, questa volta ci avevo quasi creduto che le cose potessero cambiare, perché il governo di cui Lei fa parte ha puntato molto sia sull’innovazione digitale, sia sul rilancio del “brand” Italia, invocando a più riprese una strategia che unisca turismo e cultura e un riposizionamento del brand Italia sui mercati internazionali.

Si ricorda Ministro? Tutto questo Lei è venuto a dirlo di persona alla scorsa edizione di BTO, circa 2 mesi fa, di fronte a una platea di professionisti del web e del turismo. Me lo ricordo perché ero in seconda fila, ascoltavo con attenzione e ammetto di averla anche applaudita. In quell’occasione Lei ha parlato di tante cose, tutte di buon senso, so di non essermele sognate perché c’è un video che lo dimostra.

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Il ministro Dario Franceschini e l’Assessore al Turismo per la Regione Toscana Sara Nocentini

Twittando in diretta, durante la sua intervista, presa dall’entusiasmo mi ero espressa così:

Il dubbio di avere preso una cantonata però mi era venuto dopo poche settimane quando ho letto della decisione di chiudere Pompei a Natale e Capodanno. E per la cronaca non è un problema di redditività, ma una questione di rispetto verso chi ha prenotato il soggiorno con mesi di anticipo: se si parla di gestire la cultura con logiche aziendali e integrarla con l’offerta turistica, allora occorre imparare l’ABC della gestione delle relazioni con il cliente, altrimenti possiamo anche lasciar perdere.

Anche la querelle sulle nomine al ministero è stata poco edificante, per usare un eufemismo, così come il suo silenzio sulla questione del Cirque du Soleil all’Expo. Ma è stato il sito verybello.it a convincermi definitivamente che avevo torto ad applaudiLa, perché in realtà niente è cambiato. Se queste sono le premesse, caro Ministro, tremo all’idea di cosa Lei e il suo staff riuscirete a fare con le nomine dei direttori di musei come gli Uffizi. E ci tengo a precisare che io ero tra quelli a favore della sua rivoluzione annunciata nella gestione dei beni culturali.

Ma non voglio divagare, preferisco concentrarmi su “Very Bello”. Sinceramente non so se sia più imbarazzante dal punto di vista estetico o tecnico: molto si è scritto oggi sull’usabilità e in generale sull’esperienza utente del sito, e non voglio infierire.

Se la realizzazione tecnica è veramente scarsa, più grave è la leggerezza con cui si è scelto di affrontare una questione delicata come la costruzione di un brand: tutto in quel “Very Bello” grida vendetta, a cominciare dalla scelta del nome. Perché signor Ministro, se “Very Bello” secondo lei è un espressione che riassume le eccellenze italiane, allora abbiamo un problema serio: è un nome perfetto per una pizzeria a Londra, New York o Sydney, ma siamo lontani anni luce dai buoni propositi che Lei a più riprese ha enunciato. E mi lasci aggiungere che prima di lanciare un progetto di questa portata una breve ricerca per assicurarsi che non ci siano prodotti o servizi con nomi quasi identici, magari promossi su domini simili, dovrebbe essere il minimo sindacale. E forse, per essere proprio pignoli, sarebbe stato opportuno aspettare di avere le versioni tradotte in altre lingue prima di lanciare il sito, anche se in beta.

Potrà sembraLe strano ma in Italia ci sono tanti professionisti che hanno le competenze, l’esperienza, la creatività necessaria per creare qualcosa che riesca a comunicare quanto di bello c’è in questo paese. Persone, come quelle che l’hanno accolta a BTO, che ogni giorno combattono contro il pressapochismo di chi pensa che basta scrivere “comunicazione e marketing” sul biglietto da visita per essere dei professionisti; innovatori che creano progetti senza aspettare opportunità che non arrivano e fanno i conti con un paese in ritardo cronico. Pensi un po’, alcuni di questi professionisti li aveva persino riuniti nel TdLab, iniziativa che avevamo applaudito in molti.

Ecco, con tutte le risorse umane a disposizione era così difficile trovare interlocutori qualificati con cui parlare prima di mettere mano a un progetto destinato a una tale visibilità? Magari per discutere, a monte di tutta la vicenda, dell’utilità di creare un portale destinato a vivere una sola stagione e che niente, ma proprio niente, ha in comune con il branding di Expo se non il minuscolo banner in fondo alla pagina (tra l’altro difficilmente visibile dato che il sito usa l’infinite scroll). Volendo procedere a tutti i costi, avrebbe comunque potuto chiedere aiuto per costituire almeno una sezione “itinerari” degna di tale nome, andando al di là del singolo evento e puntando a qualcosa di più di una visita mordi e fuggi. Perché l’ultima cosa che manca in Italia è l’ennesimo portale che aggrega mostre ed eventi, dal quale comunque non si può nemmeno prenotare un pacchetto, un soggiorno o il biglietto di un evento. E in un paese in cui anche il consorzio più piccolo ha un sito per vendere online la propria offerta, un sistema centralizzato sarebbe stato un buon punto di partenza per un progetto che vorrebbe rivolgersi soprattutto ai visitatori esteri. Se si tratta solo di valorizzare e diffondere le bellezze a volte sconosciute d’Italia e la miriade di eventi interessanti che si svolgono su tutta la penisola, allora ci sono ottime iniziative da cui prendere spunto, progetti nati “dal basso” che hanno già provveduto da tempo a colmare le lacune del MiBACT tra cui, le Invasioni Digitali e il recente #dafarea.

Concludo con un consiglio: rispondere a critiche puntuali e circostanziate con un tweet stizzito non migliora la situazione, se possibile rende tutto più triste e patetico.

Le critiche non sono reato di lesa maestà, sono cose che capitano quando si fa uno sbaglio di proporzioni bibliche. Sono il rovescio della medaglia degli applausi, dei bagni di folla e dei selfie con le realtà che vivono sui social media. Mi dispiace per lei, ma come chiunque di noi non può avere una cosa senza l’altra.

In pratica, signor Ministro, quando crea tanta aspettativa e poi presenta iniziative come questa, noi che da anni lavoriamo in questo settore non possiamo che sentirci offesi e presi in giro. E no, non possiamo proprio stare zitti.

Cordialmente,

Caterina Chimenti

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