Se avete letto i vari post dedicati alle Langhe e Roero scritti nei mesi scorsi, c’è la possibilità che nel frattempo abbiate deciso di programmare una vacanza tra queste verdi colline, approfittando della bella stagione.

In questo caso, se come me siete amanti della letteratura e se in particolare siete dei fan di Cesare Pavese, vi consiglio di inserire nel vostro itinerario una tappa a Santo Stefano Belbo, paese natale dello scrittore, e di farlo in questo periodo: infatti ogni anno la Fondazione Cesare Pavese organizza il Pavese Festival che comprende un ricco calendario di eventi e occasioni per “vivere” le suggestioni delle opere dello scrittore nelle terre che lo hanno ispirato. Se poi siete così fortunati da trovarvi in zona il 4 Agosto, non perdetevi la notte dei falò (ne ha scritto Chiara sul blog Slow Travel).

Il rapporto tra Pavese e le Langhe infatti è strettissimo, e molte delle sue pagine parlano delle colline situate in questa zona:

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

questa è forse una delle citazioni più famose de la luna e i falò, e in questo caso il “paese” era proprio Santo Stefano Belbo: vi si arriva attraverso strade che permettono di ammirare un paesaggio ingentilito dalle curve delle colline circostanti: appena arrivati non si può non notare dal fondo valle l’imponente collina di Moncucco, il colle dei “mari del sud” che domina tutta la valle del Belbo.

Situata in pieno centro del paese la sede della Fondazione Cesare Pavese è il punto di riferimento per chi vuole approfondire il legame tra lo scrittore, il territorio e la sua cultura: a me è sembrato un luogo magico. Se siete tra quelli che pensano che una fondazione che si occupa di letteratura sia una realtà polverosa e ingessata, bé allora qui dovrete ricredervi. Basta dare uno sguardo agli eventi che si organizzano qui: a parte il Festival, ci sono le attività con le scuole e i progetti innovativi come ad esempio la ri-scrittura de La luna e i falò tramite twitter che comincia ufficialmente il 25 Giugno.

Tra le varie cose che potrete trovare in questo centro culturale, che ospita anche il centro studi Cesare Pavese, c’è la copia dei Dialoghi con Leucò sulla quale l’autore scrisse il suo ultimo messaggio, oltre a varie copie di pagine manoscritte con gli appunti dello scrittore. Inestimabile.

Il percorso dei luoghi Pavesiani comprende varie tappe, tra queste non quelle che assolutamente non possono mancare sono: la casa natale dello scrittore, la casa-museo di Pinolo Scaglione, il Nuto de La luna e i falò e amico di Pavese, e infine una passeggiata sulle colline circostanti. Tutti i luoghi e gli itinerari sono indicati nel materiale a disposizione presso la Fondazione e su richiesta è possibile prenotare delle visite guidate.

La casa di Pavese

Qui è ricostruito l’ambiente originale della casa dove Pavese ha trascorso con la famiglia i primi anni di vita, e alla quale ritornava periodicamente, soprattutto in estate. Oltre ad avere un’idea del contesto nel quale lo scrittore ha vissuto, si può ammirare la collezione di opere pavesiane tradotte nelle varie lingue, veramente tantissime!

La casa museo di Nuto

La casa di Giuseppe “Pinolo” Scaglione, che nei testi di Pavese è sempre ricordato come “Nuto” è oggi aperta al pubblico: si tratta di fatto un museo che non solo permette di avere un’idea di questa straordinaria e pure comunissima figura di “saggio”, ma consente al tempo stesso di avere un’idea di quella che doveva essere la vita della popolazione di queste terre ai tempi di Pavese. Nuto infatti era un artigiano: insieme al fratello lavorava il legno, ma anche un eccellente musicista. Oggi le note di una registrazione di Nuto che esegue un brano al clarinetto accompagnano la visita delle stanze che lo ospitarono, tra le quali il laboratorio religiosamente lasciato intatto.

La collina di Gaminella

Chi ha letto La luna e i falò non può non provare una certa emozione salendo su questa collina. Da qui si possono vedere più o meno tutti i luoghi citati nel romanzo. In cima al colle è ancora in piedi il “casotto” in pietra. Spero che abbiate la stessa fortuna che abbiamo avuto noi, e che possiate ascoltare un reading di brani di Pavese mentre ammirate il panorama delle Langhe.

Se a questo punto dopo tanto camminare siete affamati vi consiglio una sosta presso il ristorante/agriturismo “la Bossolasca” (qui la recensione) prima di ripartire per continuare a esplorare le colline circostanti. In questo modo oltre ad ammirare i paesaggi potrete anche assaggiare i sapori tipici di questa terra.

Dettagli

Fondazione Cesare Pavese
Piazza Confraternita, 1
12058 – Santo Stefano Belbo (CN)

Tel.  + 39 0141 1849000
+ 39 0141 843730
+ 39 0141 840894
info@fondazionecesarepavese.it
turismo@fondazionecesarepavese.it

Crediti immagini

  1. La collina di Moncucco vista dal centro di Santo Stefano Belbo
  2. L’edizione dei dialoghi con Leucò, conservata presso la Fondazione Cesare Pavese, sulla cui pagina si legge il messaggio d’addio scritto da Cesare Pavese prima di suicidarsi: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”.
  3. Da sinistra in senso orario:
    a. La collezione di edizioni di opere di Pavese tradotte in varie lingue, nella casa natale dello scrittore
    b. un dettaglio della casa di Nuto
    c. L’ingresso della casa natale di Pavese
    d. Il laboratorio nella casa-museo di Nuto
  4. Da sinistra in senso orario:
    a. La vista dal colle di Gaminella
    b. Lettura di brani di Pavese di fronte al Casotto di Gaminella
    c. Uno dei cartelli che identificano le tappe degli itinerari dei luoghi Pavesiani
    d. Panorama lungo la strada che porta a S. Stefano Belbo

Immagini di Caterina Chimenti, licenza CC

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