Qualche giorno fa Alexandra dalle pagine del suo blog (in lingua inglese) ArtTrav ha lanciato una bella provocazione riguardo alla mostra su Pontormo che si tiene a Empoli fino al 2 Marzo. In sintesi il suo giudizio è che si tratti di una mostra pensata come capita spesso per gli addetti ai lavori, senza un reale sforzo per renderla accessibile a un pubblico più vasto e con delle notevoli carenze nel campo della comunicazione.

Come ho scritto nei commenti al suo post, io sono d’accordo su tutta la sua analisi, che vi invito a leggere se conoscete l’inglese. Vi invito anche a seguire la polemica successiva (tutta italiana) sulle pagine di una testata locale, con tanto di risposta del Direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali.

Il post di Alexandra e i commenti degli altri lettori mi hanno dato lo spunto per pubblicare questo post. In realtà ne volevo pubblicare uno molto più polemico, che tengo chiuso in un cassetto da circa un anno, ma per il momento mi limiterò a commentare la mostra di Empoli e alcuni argomenti collegati. Ho aspettato un po’ di tempo per lasciar placare il clamore del post originale, visto che il mio intento è solo quello di scrivere la mia opinione, non di cavalcare l’onda della polemica.

La mostra “Pontormo e il suo seguito  nelle Terre d’Empoli”. Ovvero: come sprecare le risorse

Il giudizio di Alexandra e dei suoi lettori è che ci sia un problema più generalizzato che accomuna molte istituzioni culturali italiane: spesso si organizzano mostre più o meno grandi, più o meno belle, quasi sempre con pezzi di grande valore – in Italia non mancano – ma poi in qualche modo non si riesce a comunicare il tutto in modo efficace e coinvolgente, a rendere la mostra un evento che arricchisce tutti, l’esperto e il neofita, chi passa la vita tra i libri d’arte e chi di arte non ne sa nulla.

Una delle opere della Mostra su Pontormo e il suo seguito: Jacopo Carucci detto ‘Pontormo’, “San Giovanni Evangelista e San Michele Arcangelo”, conservato nella Chiesa di S. Michele Arcangelo a Pontorme, Empoli (Firenze)

Non è un compito facile, ma c’è chi ci riesce bene – Palazzo Blu a Pisa e Palazzo Strozzi a Firenze solo per citare quelli che conosco meglio, ma la lista inizia ad essere lunga. E c’è anche chi cerca di aggiornare la comunicazione di musei storici: chi segue twitter avrà notato da un po’ la presenza degli account ufficiali dei Bronzi di Riace, di Paolina Bonaparte e della Chimera del Museo Archeologico di Firenze… la dimostrazione che un po’ di impegno anche una statua del V sec. a.C. può diventare attuale e interessante.

Però purtroppo ci sono ancora tante, troppe mostre che restano un evento per pochi intimi: e purtroppo mi trovo spesso a fare questa considerazione quando visito mostre allestite dal Polo Museale Fiorentino.

In questo caso anche io ho notato lo “scempio” della mostra di Pontormo. Ho visitato la mostra subito dopo l’inaugurazione e ho scritto un breve articolo informativo per una testata che si occupa d’arte, ma non ho pubblicato nulla su questo blog: ha vinto lo scoraggiamento. Infatti la mostra era veramente poco fruibile.

Parlando come semplice visitatrice devo dire che la mostra manca totalmente di un legame chiaro tra le diverse parti, situate in posti diversi e non chiaramente indicate (la Casa di Pontormo, la Chiesa di S. Michele e l’annessa Compagnia delle Opere). E si potrebbe aggiungere che i luoghi stessi non sono nemmeno valorizzati: un piccolo cassonetto dell’immondizia davanti alla porta della Casa di Pontormo non è un gesto di accoglienza. Inoltre la casa natale dell’artista avrebbe potuto contenere qualche elemento in più riguardo la sua vita e le sue opere – e il materiale abbonda, visto che Pontormo è un personaggio interessante.

Quello che è ancora più grave secondo me, che mi occupo di viaggi e turismo, è che l’evento non è assolutamente integrato con il resto del territorio: da notare che il ciclo di eventi in cui è inserito, “La Città degli Uffizi”, vuole proprio essere un’iniziativa per la valorizzazione di quei territori della Provincia di Firenze.

Suggerimenti costruttivi

Credo che le critiche siano abbastanza inutili senza una proposta costruttiva, e quindi dopo lo sfogo ecco un paio di suggerimenti, dal punto di vista di chi le mostre le visita, da semplice appassionata e non da esperta.  

empoli_collegiata_museo

La facciata della Collegiata di Empoli e del Museo, che si trova al lato. Il museo della Collegiata, così come il Museo del Vetro, sono inclusi nel biglietto per la Mostra “Pontormo e il suo seguito nelle terre d’Empoli”, ma questo viene spiegato solo a voce e omesso nel materiale distribuito al pubblico.

Per rendere la mostra più interessante e suggerire un legame col territorio, sarebbe bastato dare più risalto al fatto che il biglietto comprendeva oltre la mostra l’ingresso al Museo della Collegiata e il Museo del Vetro, entrambi situati nel centro di Empoli, informazione accennata a voce alla cassa.

Infatti nella bella brochure con ben 4 6 ante – che comunque il visitatore potrebbe pure ignorare – non c’è nessuna menzione circa i luoghi inclusi nel biglietto e i rispettivi orari; questo nonostante entrambi i luoghi siano indicati sulla mappa, insieme ad altri che invece nulla hanno a che vedere con l’evento e di cui nulla ci viene accennato nel materiale. Magari si poteva stampare l’informazione circa i luoghi inclusi nel bliglietto sui biglietti stessi, tanto per dire… e chi visita entrambi i musei, probabllmente avrà un’idea un po’ più ampia di Empoli e del territorio circostante.

Sul biglietto della mostra non c’è nessuna indicazione dei luoghi visitabili con lo stesso biglietto. In realtà è indicato solo il prezzo!

Ma la cosa più grave è che in nessuna tappa della mostra è stato dato sufficiente risalto al materiale sul territorio dell’Empolese Valdelsa: esistono depliant e brochure dedicati ai vari itinerari nel distretto, ma nascosti in punti poco visibili – ad esempio dietro alla cassa della Casa del Pontormo, mentre di fronte sarebbero stati più visibili.

Empoli – per la cronaca – fa parte del circuito turistico e Sistema Museale Terre del Rinascimento, che comprende vari luoghi di interesse tra cui il Museo Leonardo da Vinci (Vinci è vicinissima a Empoli), il Museo della Ceramica di Montelupo Fiorentino, la Villa Medicea di Cerreto Guidi. Da notare che questo circuito museale offre al visitatore un biglietto unico integrato per tutte le strutture che ne fanno parte.

Ma la ricchezza del territorio non finisce qui: anche senza costosi studi di marketing si può ipotizzare che il visitatore tipo della mostra su Pontormo sia un appassionato/curioso d’arte… perché non suggerirgli di visitare alcune “perle” nascoste di quest’area? Quelle, per intenderci, che il progetto La città degli Uffizi si propone di valorizzare, come scritto sul sito ufficiale della rassegna: 

Sottese alla collana di mostre La città degli Uffizi ci sono alcune aspirazioni della Galleria. Da anni il museo fiorentino si sforza di promuovere un’azione centrifuga, giacché a Firenze, da lungo tempo ormai, la pressione turistica è diventata, nel suo centro storico, insostenibile. E se gli Uffizi, insieme alla Galleria dell’Accademia (per via del David), sono i fulcri più ambìti, ne consegue la necessità d’accreditare altri siti (e tanti ce ne sono) che in città e nei contorni sono negletti soltanto per la pigrizia di chi dovrebbe promuoverne la conoscenza. Pigrizia ch’è peraltro imputabile alla certezza assoluta che a Firenze – in virtù giustappunto dei suoi luoghi mitici – saranno comunque sempre in tanti a voler venire.

Già quando si cerca di parlare di cultura (sul web e più in generale quando ci si rivolge al grande pubblico) iniziando una frase con “Sottese” usando termini come “negletto” e “giustappunto” mi sento male. La comunicazione efficace è un’atra: passa da frasi chiare, con una sintassi snella, senza costruzioni complicate. Cioé non così.

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Uno degli altorilievi in ceramica delle cappelle della “Gerusalemme di Toscana” che si trova nei pressi di Castelfiorentino, nel distretto dell’Empolese-Valdelsa.

Tornando al nostro problema, per “promuovere un’azione centrifuga” ad esempio si potrebbe suggerire il Museo Benozzo Gozzoli di Castelfiorentino o la cosiddetta “Gerusalemme della Valdelsa” di Montaione (ne ho scritto qui), ma anche uno degli itinerari culturali pubblicati anche sul portale turistico ufficiale – e sottolineo ufficiale – del Circondario.

In altre parole sarebbe bastato usare le risorse a disposizione, senza spendere un euro di più, perché questa mostra avesse una ricaduta positiva sia in termini economici, sia in termini di valorizzazione del territorio. Ma il problema non è la mostra del Pontormo a Empoli: la questione è molto più vasta e riguarda la comunicazione del Polo Museale Fiorentino, che pur avendo a disposizione un patrimonio immenso sembra non curarsi minimamente del coinvolgimento del pubblico, come pure di promuovere i propri eventi culturali. Eppure basterebbe lasciar fare agli storici il loro lavoro e chiedere ad altre figure professionali di studiare tutti quei piccoli dettagli che fanno un’enorme differenza per il visitatore. E parlo di questioni basilari, come la dimensione delle didascalie dei quadri o le informazioni aggiuntive di una mostra.

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Gli stendardi che pubblicizzano le mostre a Palazzo Pitti, Firenze. Nessuna foto o elemento grafico che attiri l’occhio di un potenziale visitatore.

Basta pensare a quanto poco sono pubblicizzate le mostre organizzate agli Uffizi – peraltro sempre incluse nel biglietto del Museo – o a Palazzo Pitti, o a quanto sia difficile anche solo prenotare un biglietto online per gli stessi Uffizi. Ma questa è un’altra storia e probabilmente finirà in un altro post.

Quando ho annunciato che avrei scritto questo post, nonostante molti amici/colleghi fossero d’accordo con me, qualcuno mi ha detto che si trattava di “boicottare” un evento, e che a lungo andare questa è una strategia che non porta niente di buono. Voglio precisare che per me non si tratta di boicottare niente, non sto dicendo “non andate alle mostre del Polo Museale Fiorentino”, al contrario il mio invito è: non fatevi scoraggiare, andateci, e fate sentire la vostra voce e Pretendete delle mostre migliori, più fruibili e più coinvolgenti.

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2 comments

  1. <<Già quando si cerca di parlare di cultura (sul web e più in generale quando ci si rivolge al grande pubblico) iniziando una frase con “Sottese” usando termini come “negletto” e “giustappunto” mi sento male. >>

    Beh, io ho trovato “lacerti” in un blogpost… Niente male eh? 😉

    Nel frattempo, benvenuta su #SocialMuseum!

  2. “Lacerti” è notevole nel contesto di un blog! Grazie a te dell’invito a #SocialMuseum.