Musei e Web: qualcosa sta cambiando

Immagine: "My Lady of the Glass" di Kris Kitchen

A Febbraio ho partecipato come blogger all’evento Museums and the Web Florence 2014, la sessione fiorentina della conferenza internazionale che si tiene ogni anno a Baltimora (quest’anno dal 2 al 5 Aprile). Da Febbraio a oggi si sono alternate varie iniziative dedicate alla cultura e ai musei: la (quasi) coincidenza di questi eventi in un periodo di soli tre mesi e l’osservazione delle conversazioni sui vari social media/network mi ha spinto a fare qualche riflessione che ho pensato di condividere sul blog.

Infatti nella settimana che ha preceduto Museums and the Web si era svolta la #MuseumWeek, l’iniziativa che ogni anno invita gli utenti di Twitter a interagire con i musei di tutto il mondo. Infine si è appena conclusa la seconda edizione delle Invasioni Digitali, che quest’anno ha invaso anche alcune destinazioni estere.

Infatti è facile lamentarsi sullo stato in cui versano alcuni musei o su come alcune realtà pubbliche siano poco valorizzate, ma è giusto parlare delle buone pratiche e degli esempi virtuosi.

Qualcosa sta cambiando

Cominciamo da un po’ di dati: i musei italiani ufficialmente coinvolti nell’iniziativa #MuseumWeek sono 74 – ma in alcuni tweet c’è chi dice siano un centinaio – sui circa 600 coinvolti a livello mondiale.

 

 

Ma accontentiamoci del dato ufficiale: 74 non sembrano molti in effetti, se pensiamo alle migliaia di realtà museali del nostro paese; comunque vediamo il bicchiere mezzo pieno: molti dei “big” sono presenti e qualcuno fa veramente un ottimo lavoro. Inoltre cercando di compilare una lista di musei italiani presenti su twitter io sono riuscita a metterne insieme circa 130: sicuramente la lista non è esaustiva, ma questo serve per darvi un’idea (vaga) del “peso” di questi 74 account. Si può obiettare che non tutti erano statali, anzi solo 25 gli account pubblici, ma data la situazione 25 è un buon numero. E poi c’è il fattore “ricaduta”: ad esempio sul blog del Museo Archeologico di Cagliari si sottolinea come dopo la MuseumWeek ci sia stata un’esplosione di account twitter di aree archeologiche e musei sardi. [A proposito: ci avete fatto caso che i musei archeologici sono tra i più attivi sui social e molto spesso hanno dei blog? Quanti altri musei pubblici fanno altrettanto?]

Per valutare questi numeri consideriamo anche che alcune delle realtà coinvolte hanno aperto il proprio account twitter solo tra 2013 e 2014. In altre parole un anno fa musei come il Museo Egizio di Torino (@MuseoEgizio) non avevano una propria presenza su uno dei social network più diffusi mentre, sempre per dare un’idea, realtà come lo Smthsonian (@smithsonian) o il Louvre (@MuseeLouvre) ‘cinguettano’ rispettivamente dal 2008 e dal 2009.

My Lady of the Glass di Kris Kitchen

Immagine: “My Lady of the Glass” di Kris Kitchen

Eppure anche questo dato ci dice solo che negli ultimi mesi i musei italiani si sono accorti che era ora di ripensare la propria comunicazione e di portarla fuori dai musei, creando o spostando la comunicazione in ambito social. In effetti per capire cosa sta succedendo ci manca ancora qualche elemento: per fortuna sul blog La Magnética sono stati pubblicati alcuni dati che ci fanno capire meglio cosa sta succedendo.

Dati a confronto

La Magnética è una realtà che si occupa di web marketing – e non solo – e che ha prodotto un bellissimo studio sull’ecosistema nel quale si muovono i musei su Twitter, presentato proprio a Museums and the Web. In questo studio, durato 12 mesi e basato su conversazioni di 1800 account twitter di musei, l’Italia non si piazzava bene: solo lo 0,63% delle conversazioni arrivava dal nostro paese, molto lontana da altri paesi europei come Francia e Spagna (rispettivamente intorno al 5 e 7%).

Ma torniamo al punto che ci interessa: La Magnética ha anche analizzato e poi messo a confronto le conversazioni su twitter delle due edizioni (italiana e USA) di Museums and the Web e ne sono usciti dei risultati abbastanza interessanti. Infatti nella conferenza di Firenze la conversazione si è concentrata attorno ad alcuni account italiani come @BAMstracult, @svegliamuseo e @palazzomadamato (ma anche l’account dei @PiccoliMusei ha prodotto un ottimo risultato) che risultanto avere più peso dell’account ufficiale @museweb. Se teniamo conto che la lingua ufficiale della conferenza era l’inglese e che comunque molti interventi avevano relatori internazionali con un proprio pubblico di riferimento e già parte di una community abbastanza estesa, questo dato è ancora più significativo perché vuol dire che la rete di utenti di lingua italiana (molti dei quali esterni alla conferenza) è non solo compatta, ma anche abbastanza rilevante e che le realtà museali coinvolte riescono a interagire abbastanza bene con questa community.

Una sezione del grafico pubblicato da La Magnética che illustra le connessioni degli account italiani durante Museums and the Web Florence 2014

Museumweek e Invasioni Digitali

I dati precedenti acquistano un’ulteriore valore se messi accanto a quelli della #museumweek sempre raccolti da La Magnética: in questo caso infatti si possono confrontare le “performance” dei musei di tutti il mondo. In questa occasione gli account italiani si posizionano bene sia per numero di mentions sia per il livello di connessione nella rete di riferimento, con alcuni account italiani tra i primi dieci in entrambi i casi (@palazzomadamato e @museincomune), praticamente insieme ai “big” come Musée d’Orsay e V&A.

Ma la “ciliegina sulla torta” è il boom delle Invasioni Digitali, che dopo il debutto del 2013 quest’anno è stato presentato a una platea internazionale in occasione di Museums and the Web a Baltimora e ha visto apparire alcune invasioni all’estero. Senza contare il numero altissimo di realtà che hanno accettato di farsi “invadere” e fotografare e condividere sui social.

Eppur si muove

Insomma quante volte ci lamentiamo delle lacune della promozione culturale in Italia, soprattutto se confrontate con quelle di altri paesi? Spesso i musei pubblici – che sono la grande maggioranza – ci appaiono come realtà un po’ stagnanti (qualcuno ha detto “bradipi”), che cercano di sopravvivere ma mancano di vitalità e innovazione, incapaci di coinvolgere veramente i propri visitatori. Oppure vediamo realtà culturali in grado di proporre solo grandi eventi espositivi per richiamare un grande pubblico, ma con una scarsa capacità di coinvolgimento reale.

Eppure i dati di cui abbiamo parlato poco fa ci fanno vedere un’altra faccia della medaglia: ci sono musei che nonostante tutto guardano avanti e che pur essendo sbarcati sui nuovi media con un ritardo clamoroso riescono ad essere in linea – con le dovute proporzioni – con realtà straniere da sempre all’avanguardia. In fondo il successo di un progetto come #svegliamuseo la dice lunga: la voglia di cambiamento c’è tra chi nei musei ci lavora, e anche tra il pubblico. Infatti parallelamente il successo di #invasionidigitali dimostra che quando esistono proposte costruttive e positive il pubblico è in grado di essere attore e non solo fruitore passivo. Non solo: quando ascoltano le proposte del pubblico i musei danno il meglio.

Inoltre nel caso delle Invasioni si tratta di best practices che per una volta esportiamo invece di importare: sperando che questa sia un’inversione di tendenza, credo che sia il caso di concentrare l’attenzione su quelle realtà che fanno innovazione, nonostante tutto. Qualche esempio? Il Museo Egizio di Torino che sperimenta l’uso dei Google Glass per rendere la collezione fruibile ai non udenti, o i Bronzi di Riace che twittano sul web e attirano attenzione su un museo che meriterebbe più visitatori, o i vari musei che già permettono agli utenti di fotografare le opere d’arte alla faccia di una normativa vetusta.

Insomma eventi come Museums and the Web Florence, la MuseumWeek e le Invasioni Digitali servono soprattutto a far incontrare ed emergere tutte quelle realtà che operano a vario titolo nel mare magnum della cultura e che hanno voglia soprattutto di fare, di mettersi in gioco – anche sacrificando tempo oltre l’orario di lavoro – e che difficilmente hanno visibilità soprattutto in progetti pubblici. E a far vedere che c’è anche un’altra idea di cultura che è già realtà.

Tutte rose e fiori? No, ovviamente. Certo, sarebbe bello avere una strategia unitaria da parte del MiBac – come auspicava al convegno di Firenze il Direttore del Museo Galileo – ma già vedere questa voglia di fare rete è un’inizio promettente. E forse alla fine ci sarà solo da prendere atto di una rivoluzione già in corso.

Approfondimenti

Crediti immagini

L’immagine di copertina è “My Lady of the Glass” di Kris Kitchen

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4 comments

  1. Bravissima Caterina, mi piace l’analisi positiva!! Interessante l’osservazione sull’esportazione delle Invasioni Digitali come rara non-importazione. Vediamo come procede!

  2. Grazie! Sono contenta che il post ti piaccia 🙂 Ogni tanto è bello concentrarsi sulle cose che funzionano!!

  3. irene

    ciao, volevo complimentarmi per la tua analisi e chiederti un chiarimento: quando ti riferisci a 25 musei pubblici, intendi tutti sia statali, che regionali/provinciali e comunali? perché sono andata a vedere i musei che hanno partecipato alla #museumweek e di statali (settore che mi interessa) ne ho contati di meno 🙁
    grazie per la risposta, ciao 🙂

  4. Ciao Irene, grazie per i complimenti. Grazie per la puntualizzazione sui dati. In effetti hai ragione, il passaggio è poco chiaro, ho considerato anche quelli comunali e regionali. Appena ho un secondo specifico meglio. Resta comunque un’analisi non scientifica, fatta solo per avere un’idea.
    Caterina