Parte il 1 Giugno il tour di Pietro Rosenwirth, biker disabile che ha deciso di compiere un viaggio che lo porterà a visitare buona parte dell’Europa Centrale e Meridionale su uno scooter-trike, uno speciale motoveicolo a tre ruote (l’unico nel suo genere omologato dalla Motorizzazione Civile italiana) adattato per le sue esigenze e attrezzato grazie al supporto di GIVI un’azienda italiana leader nel settore che ha fornito gli accessori necessari a rendere il viaggio più confortevole.

Il viaggio “Viaggiare per un Sogno partirà da Trieste per poi toccare le seguenti città: Genova, Montecarlo, Marsiglia, Barcellona, Valencia, Madrid, Saragozza, Tolosa, Bordeaux, Poitiers, Parigi, Bruxelles, Rotterdam, Amsterdam, Amburgo, Berlino, Praga, Salisburgo, Tarvisio, Lubiana. L’itinerario si concluderà poi il 20 Luglio a Trieste.

Pietro non è nuovo a questo genere di imprese: infatti si tratta del terzo viaggio in solitaria di questo tipo, dopo quelli effettuati nel 2010 (Grecia, Turchia, Italia) e 2011 (5 capitali europee). In questo caso, il viaggio in questione sarà lungo quanto i primi due messi insieme, “come metafora del superamento degli ostacoli e dei limiti  logistici, culturali, sociali che a tutt’oggi le persone con disabilità possono incontrare, nonostante in Europa siano stati abbattuti altri muri e confini”, spiega Pietro.

Per tutti i viaggi l’obiettivo principale è sempre lo stesso: promuovere l’adozione della “Dichiarazione ONU dei Diritti delle Persone con Disabilità”, e più in generale la non discriminazione tra “normo-considerati” e “handicappati” dove il termine non è un refuso ma la definizione utilzzata da Pietro che sostiene senza mezzi termini:

“(…) fino a quando le persone saranno considerate un costo dalle Pubbliche Amministrazioni e non una risorsa; fino a quando il Sociale sarà considerato una Spesa a Bilancio inevitabile piuttosto che un’opportunità ed un investimento per le persone e nelle persone; fino a quando l’abbattimento delle barriere architettoniche (logistiche e mentali) saranno considerate una seccatura da risolvere invece di una cosa normale per una Società che offra pari opportunità di movimento e di espressione a tutti, a prescindere dal loro stato (psico)fisico, handicappato sarà il termine più appropriato per definire il mio status sociale”

Dal 2011 Rosenwirth porta avanti le sue battaglie contro la discriminzione anche attraverso la sua associazione umanista che si chiama proprio “Viaggiare per un sogno: oltre le barriere”. Chiunque è interessato potrà seguire il viaggio raccontato passo passo sul sito ufficiale, mentre per sostenere Pietro nella sua impresa è possibile “adottare un km” del suo itinerario facendo una donazione.

In attesa della partenza abbiamo fatto due chiacchiere con Pietro che ha accettato gentilmente di rilasciare un’intervista:

  • “Viaggiare per un sogno: oltre le barriere”: come è nata questa idea?
    Salute permettendo, faccio attività di volontariato dal 1987 riconoscendomi nella sensibilità, nei valori e nella metodologia d’azione nonviolenta del Nuovo Umanesimo siloista.
    Da due anni promuovo la non discriminazione, specialmente tra i “normo-considerati” e gli handicappati, attraverso iniziative locali ma con almeno un evento annuale capace di attrarre l’attenzione delle Istituzioni, delle associazioni, dei media e sopratutto delle persone. Il resto del tempo mi vede impegnato a curarmi ed a partecipare e organizzare iniziative di informazione e sensibilizzazione a Trieste ed in Regione.
    Ho fondato l’Ass. umanista “Viaggiare per un sogno: oltre le barriere” – ONLUS per dare una forma ufficiale e riconosciuta a questa “cosa”, queste “idea” nata quasi per caso mentre stavo facendo quello che, in seguito, sarebbe diventato il primo di un ciclo di sei viaggi. Stavo girando per la Grecia e la Turchia con il mio scooter 150cc ed il vedermi a migliaia di chilometri dal traghetto più vicino ha attirato molta attenzione sia da parte delle persone che mi vedevano arrivare, sia da parte di altri moto-turisti e, ad Edessa (cittadina a Nord-Ovest di Salonicco), di un giornalista che ha voluto sapere la mia storia pubblicando un articolo sul quotidiano locale “Edessaiki”.
    Da lì ho capito che potevo unire la passione per i viaggi con le mia attività di volontariato, concentrandomi quindi su un tema che mi tocca direttamente, essendo un handicappato motorio.
  • Quali sono gli obiettivi che speri di raggiungere con questa iniziativa?
    Ho deciso di focalizzare il mio impegno su tre aspetti in particolare:
    • diffondere il rifiuto di ogni forma di violenza e, nello specifico, di discriminazione;
    • richiedere l’accesso e la gratuita assistenza socio-psico-sanitaria con ogni possibile “cura ortodossa e/o alternativa” che risulti la più idonea alle esigenze particolari del singolo paziente;
    • la fornitura degli ausili necessari a rendere la vita di un handicappato quanto più possibile degna di questa definizione: Vita e non mera sopravvivenza.

    Durante questo specifico viaggio cercherò inoltre di promuovere presso le Autorità che mi riceveranno l’adozione della “Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità“.

  • Affrontare un viaggio così lungo e complesso per chi deve confrontarsi con disabilità motorie è una sfida impegnativa: in che modo gli stati europei potrebbero rendere tutto questo più facile?
    Adottando la Convenzione su citata; adeguandosi alle normative già vigenti uniformando i contrassegni per la circolazione e sosta per le persone con disabilità motorie ed i Codici della Strada per quel che riguarda questo particolare tipo di ‘viaggiatore’, a prescindere dal mezzo scelto; individuando soluzioni diverse dal divieto d’accesso ai Centri Storici ed alle Zone Pedonali a tutti i veicoli indiscriminatamente: a Zurigo e a Vienna, nel 2010 mi è stato impedito di accedere al centro città e, quel che è peggio, non mi è stata data alcuna possibilità o alternativa: questi sono esempi di inciviltà, di violenza e discriminazione. Invece di “fare propaganda”, fare realmente qualcosa quando un handicappato motorio contatta gli Uffici Nazionali del Turismo dei Paesi che intende visitare: sentirsi dire che “il Turismo Accessibile è una nostra priorità” per poi però trovarsi di fronte un muro di gomma di “Le sapremo dire.. Ci richiami..Proveremo ad informarci..” (come è successo a me durante l’organizzazione di questo viaggio, quindi parlo per esperienza personale, non in teoria).
  • Quali sono gli aspetti che ti interessano di più quando visiti un luogo nuovo?
    Oltre cercare di vedere il più possibile le bellezze che offre un luogo, immergermi tra la gente, conoscere persone nuove e tentare di aprire un dialogo. In questo, nei due viaggi già realizzati, sono stato molto fortunato.
  • Come ti prepari a un viaggio così lungo che toccherà tanti luoghi diversi?
    Partendo con molto anticipo pianificando un itinerario di massima, cercando di capire quali saranno le mie necessità per poter affrontare il viaggio nelle migliori condizioni, coinvolgendo più persone possibili nei vari aspetti organizzativi: dalla raccolta di donazioni per coprire le spese, alla logistica, dai contatti istituzionali e con associazioni ai rapporti con i media.
    Tutto questo destreggiandosi tra la malafede di certe persone, le inadeguatezze delle Pubbliche Amministrazioni per poi rincuorarsi e trovare nuova energia e voglia di fare di fronte alle numerosissime offerte di aiuto e collaborazione che si manifestano proprio quando credi non riuscire a farcela.
  • Con che criterio hai scelto le tappe del viaggio?
    Cerco sempre di unire i due aspetti alla base di questa iniziativa: il viaggiare, l’avventura, lo scoprire luoghi diversi e non necessariamente solo le località note, le Capitali, le grandi metropoli dove comunque passo perché tento di portare le mie proposte-richieste ovunque.
  • Sono molte le persone in Italia e in Europa che amerebbero viaggiare ma al tempo stesso sono affetti da patologie o handicap: quali sono gli aspetti che dovrebbero considerare quando progettano un viaggio?
    Siamo lontani anni luce dal cosiddetto “Turismo Accessibile” sia a livello di informazioni non semplici da reperire, sia a livello di effettiva ricettività delle strutture, dei luoghi ove si vuole andare.
    Ogni handicap inoltre pone limiti e conseguenti necessità estremamente variabili, soggettive: bisogna avvicinarsi all’organizzazione di un possibile viaggio con molta pazienza, sapendo che ci saranno imprevisti di ogni tipo. Però, quello di cui sono certo è che è possibile, e dove non lo è spetta a noi aprire nuove strade fuori e dentro di noi e in chi ci sta intorno.

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